RAGAZZI DENTRO
Osservatorio sugli Istituti Penali per Minorenni

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I MINORI STRANIERI NEL NOSTRO SISTEMA DI GIUSTIZIA PENALE

Muovendo dalla precedente esposizione dei dati sulla popolazione detenuta minorile emerge chiaramente come un’attenta osservazione del sistema giudiziario minorile italiano non possa prescindere da un’analisi del fenomeno dei minori stranieri detenuti. Ciò che i dati ci mostrano, infatti, è una composizione della popolazione dei servizi minorili di carattere detentivo che sembrerebbe riflettere, da una parte, la stratificazione sociale del nostro Paese e, dall’altra, l’allarme sociale diffuso nell’opinione pubblica intorno a gruppi specifici di popolazione; questo si traduce in una presenza maggioritaria, all’interno degli Istituti Penali Minorili, di migranti, meridionali e rom.
Con riferimento agli stranieri si può, in primo luogo, notare come tra i soggetti presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni la presenza degli stranieri sia più evidente nei Servizi residenziali, ossia nell’ambito di misure più restrittive della libertà personale. Al primo semestre del 2017, infatti, gli stranieri rappresentano il 49% degli ingressi nei Centri di Prima Accoglienza (49% anche nel 2016), il 38% dei collocamenti in Comunità (arrivavano al 44% nel 2016) e il 47% degli ingressi in Ipm (50% nel 2016), mentre se si guarda all’utenza complessiva degli USSM essi ne costituiscono solo il 26% (25% nel 2016). Questi dati evidenziano una sovra rappresentazione dei minori stranieri nel sistema penale minorile italiano e, in particolare, nei luoghi in cui viene data esecuzione alle misure più contenitive. Tale sovra rappresentazione mostra come per gli stranieri, rispetto a quanto accade per gli italiani, una volta entrati nel circuito penale minorile sia più difficile evitare lo strumento detentivo.
Per analizzare la presenza degli stranieri tra i detenuti minori è necessario partire dall’osservazione dei dati riguardanti i Cpa, ossia i luoghi dove i minori arrestati vengono trattenuti fino a 96 ore in attesa della convalida del fermo. Gli ingressi nei Cpa sono diminuiti nel corso degli anni e tale diminuzione ha riguardato e continua a riguardare anche gli stranieri, i quali tuttavia rappresentano la maggioranza degli ingressi nel 2017. Altrettanto interessanti sono i dati sull’uscita dai Cpa. Tra chi esce dai Cpa per l’applicazione di una misura cautelare il 49% sono stranieri (dato al 15 novembre 2017). Tuttavia se si prendono in considerazione le diverse tipologie di misure cautelari si può notare una ripartizione diseguale tra i due gruppi, la quale, sebbene più attenuata rispetto ad anni fa, evidenzia anche in questo caso una sovra rappresentazione degli stranieri a mano a mano che ci si avvicina a misure maggiormente privative della libertà personale. Dai dati aggiornati al 15 novembre 2017, infatti, emerge come gli stranieri rappresentino il 43% di coloro sottoposti a prescrizioni, il 45% di coloro cui viene prescritta la permanenza in casa, il 49% di coloro per cui viene disposto il collocamento in comunità, ma il 56% di coloro che vengono sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere. Le percentuali risultano all’opposto se si guarda a coloro che escono dai Cpa a seguito della remissione in libertà, tra i quali gli stranieri rappresentano il 67%. Un’interpretazione di questi dati consente di osservare come, quando l’applicazione della misura cautelare è necessaria, per i minori stranieri l’applicazione di misure alternative alla custodia in carcere risulti più difficile.
Passando a osservare quanto accade negli Ipm, ossia i centri in cui avviene l’esecuzione della misura della custodia cautelare e si svolge l’espiazione della pena, e in particolare esaminando i dati sulle presenze negli Istituti, all’8 novembre 2017 gli stranieri rappresentano il 44% delle presenze in Ipm. Sostanzialmente, dunque, il mondo degli Ipm ‘ospita’ in egual misura italiani e stranieri; ciò costituisce, tuttavia, un’ulteriore conferma della selettività del sistema a danno degli stranieri, posta la suddetta sovra rappresentazione di questi ultimi all’interno del sistema. È interessante notare, inoltre, che mentre il 40% degli italiani presenti, al 30 giugno 2017, sono senza condanna definitiva, guardando agli stranieri la percentuale sale al 49%. Se, dunque, per entrambi i gruppi il sistema degli Ipm rappresenta spesso il luogo in cui si attende l’esito dei propri procedimenti giudiziari, non si può tuttavia non notare come tali percentuali rappresentino anche un elemento di disuguaglianza che, sebbene all’interno del Sistema giudiziario minorile caratterizzato dalla scelta del carcere come extrema ratio, richiama la situazione analoga del Sistema penale dei maggiorenni, in cui i detenuti stranieri non con condanna definitiva rappresentano il 42% dei detenuti stranieri presenti, una percentuale sensibilmente superiore rispetto al 32% che rappresenta i detenuti italiani imputati sul totale dei detenuti italiani presenti. Se se si guarda, invece, ai dati sugli ingressi in Ipm, entra per custodia cautelare il 74% degli italiani e il 70% degli stranieri.
Un altro elemento da tenere in considerazione nell’analisi del fenomeno dei detenuti minori stranieri è la disomogeneità che caratterizza la distribuzione geografica della popolazione detenuta negli Ipm, dovuta al diverso contesto in cui sono collocati i singoli istituti. In particolare, guardando ai dati riferiti alle presenze a livello regionale alla fine del primo semestre del 2017, negli Ipm che si trovano al centro e al nord Italia si trovano generalmente pochi ragazzi italiani mentre i dati risultano invertiti al sud e nelle isole, dove i dati sulle presenze indicano una prevalenza dei detenuti italiani. Osservando anche gli ingressi negli Ipm nei primi sei mesi del 2017, il dato risulta confermato poiché, mentre il numero di stranieri supera quello degli italiani negli IPM dell’area centrosettentrionale del Paese, negli Istituti situati al meridione e nelle isole gli italiani in ingresso hanno rappresentato la netta maggioranza. Questo dato richiama quello sulla prevalenza di ragazzi meridionali nel sistema degli Ipm, posto che quasi sempre i detenuti italiani provengono dalla stessa regione in cui si trova l’Istituto.
Per quanto riguarda le principali aree geografiche di provenienza dei minorenni e giovani adulti stranieri che costituiscono l’utenza dei Servizi minorili, osservando i dati riferiti all’anno 2016 e al primo semestre 2017, tra le provenienze comunitarie prevalgono la Romania e la Croazia, mentre tra le altre nazionalità europee figurano prevalentemente l’Albania, la Bosnia Erzegovina e la Serbia. In particolare, i dati relativi al primo semestre del 2017 mostrano una prevalenza di giovani provenienti dalla Romania tra gli ingressi di minori stranieri nei Cpa; tale elemento rappresenta una costante degli ultimi anni. Meno stabile il dato relativo alla seconda nazionalità straniera più rappresentata. Premesso che i numeri relativi alle altre nazionalità straniere negli ultimi anni sono stati generalmente significativamente inferiori rispetto a quelli riguardanti i giovani della Romania, si può evidenziare come negli ultimi anni il sistema dei Cpa abbia assistito a un’alternanza tra Paesi dell’est Europa e Paesi africani come nazionalità più rappresentate negli ingressi nei Centri dopo quella rumena. La seconda nazionalità più rappresentata tra gli ingressi dei minori stranieri nel primo semestre 2017 è quella della Bosnia-Erzegovina. Un altro dato che può essere interessante notare è che, se si guarda all’area geografica di provenienza più che alla singola nazionalità dei minori stranieri entrati nei Cpa, un ulteriore elemento rimasto costante negli anni riguarda la prevalenza di minori provenienti da Paesi europei (inclusi gli Stati dell’Unione europea) rispetto ai minori stranieri di nazionalità africane, sebbene la differenza numerica tra i due gruppi si sia affievolita negli ultimi anni. Guardando, invece, agli ingressi negli IPM nello stesso arco temporale riferito al primo semestre del 2017 le nazionalità straniere più rappresentate sono quelle dei minori provenienti dalla Romania (48 ingressi) e dal Marocco (36), dato che è rimasto costante dal 2014. Sembra confermarsi, inoltre, almeno guardando ai dati relativi ai primi sei mesi dell’anno corrente, il dato che (con l’eccezione del 2016) si è mostrato costante negli ultimi anni e in linea con quanto detto riguardo agli ingressi nei Cpa, ossia che guardando all’area geografica di provenienza, tra i minori stranieri che entrano negli Ipm, si ha una prevalenza di minori provenienti da Paesi europei rispetto ai minori provenienti dall’Africa.
Analizzando i numeri dei minori stranieri all’interno del Sistema giudiziario minorile, un discorso a parte merita l’osservazione dei dati tenendo in considerazione l’appartenenza di genere. Il dato di partenza è ovviamente quello comune a tutto il Sistema che vede una netta prevalenza maschile tra l’utenza dei Servizi minorili, elemento che caratterizza tanto gli italiani quanto gli stranieri. Al 30 giugno 2017 le ragazze rappresentano appena il 9% dei minori detenuti negli Ipm e il 15% degli ingressi nei Cpa. Tuttavia, la componente straniera è caratterizzata da una maggiore prevalenza femminile sia per quanto concerne i Cpa sia all’interno degli Ipm. Mentre le ragazze italiane rappresentano, infatti, solo il 6% degli ingressi di minori italiani nei Cpa nel primo semestre 2017 e il 5,6% delle presenze italiane negli Ipm al 30 giugno 2017, le ragazze straniere rappresentano il 25% degli stranieri entrati nei Cpa nello stesso arco temporale e il 13% dei minori stranieri detenuti alla stessa data. La prevalenza straniera nella componente femminile all’interno del circuito del Sistema giudiziario minorile italiano non è una novità del Sistema. Tra gli ingressi nei Cpa, infatti, le ragazze straniere dal 2002 ad oggi hanno sempre rappresentato la maggioranza delle ragazze in ingresso, con percentuali quasi sempre sopra l’80% (80% degli ingressi femminili nei Cpa nel primo semestre 2017); stesse percentuali che caratterizzano gli ingressi negli Ipm (71% degli ingressi femminili negli Ipm nel primo semestre 2017). Anche per quanto riguarda le presenze negli Istituti il dato al 30 giugno di quest’anno conferma la predominante componente straniera nelle sezioni femminili, in cui le ragazze non italiane rappresentano il 64% del totale.
Interessante è inoltre osservare i dati sulle minorenni straniere transitate per i Cpa e ristrette presso gli Ipm esaminando anche le informazioni riferite all’età e alla nazionalità. Per quanto riguarda i Cpa si deve evidenziare come delle ragazze straniere entrate nei Centri nel primo semestre del 2017 il 57% sia minore di 16 anni, contro il 38% delle italiane, e ben 9 ragazze straniere non siano nemmeno quattordicenni, mentre nessuna ragazza italiana ha meno di 14 anni. La componente femminile straniera che è transitata per i Cpa, dunque, risulta più giovane di quella italiana; differenza tra i gruppi che non si nota più o addirittura diventa di segno opposto con riferimento alle presenze e agli ingressi negli Ipm. Nel confronto con la popolazione maschile straniera dei Servizi minorili, inoltre, quella femminile risulta più giovane se si guarda agli ingressi nei Cpa. Al contrario, osservando i dati sui minori in ingresso o ristretti negli IPM la componente femminile straniera è meno giovane rispetto a quella maschile (dati primo semestre 2017).
Le nazioni di provenienza delle minorenni straniere sono prevalentemente quelle dell’est Europa. Nei primi sei mesi del 2017 il 68% degli ingressi femminili negli Ipm e il 76% di quelli nei Cpa sono stati rappresentati da ragazze provenienti da Paesi dell’Unione europea diversi dall’Italia o da altri Paesi europei (in prevalenza dalla Bosnia-Erzegovina), mentre le altre nazionalità sono scarsamente rappresentate o totalmente assenti. Un elemento di particolare interesse si ha con riferimento ai minori provenienti da Paesi africani, tra i quali particolarmente evidente è lo squilibrio se si guarda all’appartenenza di genere, posto che tra gli ingressi nei Cpa dal primo gennaio fino al 30 giugno 2017 troviamo solo una ragazza proveniente dall’Africa, a fronte di 104 minori di sesso maschile, e tra gli ingressi negli Ipm nello stesso periodo di tempo figura solo una ragazza che proviene da Paesi africani, a fronte di 89 ragazzi, i quali costituiscono il secondo gruppo tra gli stranieri considerando una suddivisione sulla base dell’area geografica di provenienza, subito dopo quelli di provenienza europea.
Per quanto riguarda i reati che vengono imputati ai minori e giovani adulti stranieri che entrano nel sistema dei Servizi della giustizia penale minorile, è interessante osservare i dati sugli ingressi nei Cpa, dai quali emerge come tra le tipologie di reato prevalgano i reati di furto e rapina, seguiti dalle violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti (Dpr 309/90). Nel primo semestre 2017, infatti, il 69% dei reati ascritti agli stranieri entrati in Cpa è rappresentato da delitti contro il patrimonio. Nello specifico il 56% delle imputazioni riguardanti reati contro il patrimonio si riferiscono a soggetti stranieri, mentre si scende al 39% guardando ai delitti contro la persona e al 31% per i reati contro l’incolumità pubblica, che quasi per la totalità sono violazioni della legge in materia di stupefacenti. Una percentuale uguale a quella sui reati contro il patrimonio la si può trovare unicamente in materia di reati contro lo Stato, le altre istituzioni e l’ordine pubblico, dove il 56% delle imputazioni sono a carico di stranieri; tuttavia è necessario sottolineare come il 77% di tali imputazioni riguardi il reato di violenza o resistenza a pubblico. Soffermandosi ad analizzare i suddetti dati secondo una prospettiva di genere, poi, si può notare come le ragazze straniere siano quasi esclusivamente coinvolte in reati contro il patrimonio; il 93% delle imputazioni a loro ascritte, infatti, riguarda delitti contro il patrimonio, di cui l’80% è rappresentato da furti. Tali osservazioni sono riscontrate anche dai dati sugli ingressi negli Ipm, che allo stesso modo mostrano una netta prevalenza dei delitti contro il patrimonio e, in particolare, di furti e rapine tra i reati ascritti ai detenuti stranieri.
In conclusione i numeri riguardanti i minori stranieri, e in particolare i dati sulle presenze e gli ingressi nel circuito penale, sembrano confermare il carattere selettivo del sistema della giustizia minorile, all’interno del quale il carcere e le misure detentive risultano essere il luogo degli esclusi, ossia di coloro che, rappresentando le fasce più marginali della società, non riescono ad accedere a percorsi alternativi alle misure più restrittive.