Struttura
Fondata nel 1994 da Don Ettore Cannavera, la comunità “La Collina” si nella campagna di Cagliari dove vengono ospitati i giovani a cui il Magistrato di Sorveglianza ha concesso una misura alternativa alla detenzione.
La comunità è articolata in quattro strutture dislocate sul territorio a cui gli ospiti accedono nelle diverse fasi del loro progetto individuale. La Collina 2 è la prima struttura in cui i giovani vengono inseriti e dove vivono insieme agli operatori. La Collina 1 è la seconda tappa del loro percorso, dove i giovani vivono in maggiore autonomia, una volta sviluppato un maggior senso di responsabilità. La struttura Collina 4 è completamente indipendente dalle altre strutture ed è dislocata nel comune di Serdiana. I giovani che vi abitano vivono in totale autonomia e pagano l’affitto, le utenze e il loro vitto. La Collina 3 può ospitare invece minori e giovani adulti con disagio psichico e sottoposti a misure giudiziarie, immigrati richiedenti asilo, rifugiati politici e minori con problematiche di tipo sociale.
Ragazzi
La comunità può ospitare giovani fra i 18 e i 25 anni (giovani adulti), la cui permanenza media è di circa 18-24 mesi a seconda del proprio progetto individuale. È importante sottolineare che i percorsi intrapresi all’interno delle comunità hanno esiti molto positivi anche nei casi di minori con alle spalle reati molto gravi come l’omicidio o sequestri di persona.
Ingressi e uscite
L’ingresso nella comunità è graduale e avviene in diverse fasi grazie alle quali il giovane ha la possibilità di venire a contatto con la vita della comunità, imparare le regole e di fare conoscenza con gli educatori e gli operatori, che hanno così la possibilità di valutare un suo possibile inserimento. Le uscite dei giovani avvengono gradualmente al raggiungimento della totale autonomia.
Scuola, lavoro e attività
Il progetto individuale di ciascun giovane include il lavoro, grazie al quale potrà sostenersi economicamente provvedendo al pagamento di una quota mensile che copre i consumi e le spese del vitto. La responsabilizzazione del giovane avviene anche attraverso l’educazione alla gestione del lavoro, del tempo e del denaro. La comunità è anche finanziata dallo Stato per coprire gli stipendi degli educatori e degli operatori che vi lavorano. 
I giovani hanno la possibilità di frequentare la scuola, l’università e corsi di formazione all’esterno della struttura e organizzano la loro giornata in autonomia tenendo in considerazione gli impegni comunitari.
Vengono offerte anche attività sportive, culturali, ricreative, di consulenza per le famiglie e di mediazione con i parenti delle vittime.