“Da bambino volevo guarire i ciliegi”, cantava Fabrizio De André in una delle canzoni nel suo bellissimo album del 1971 ispirato all’Antologia di Spoon River. Un sogno senza senso, che in verità chiude in sé la disposizione più sensata e profonda del Giuramento di Ippocrate e della devozione verso l’umanità. Se anche la storia raccontata dalla poesia finisce nel peggiore dei modi, rimane quel sogno giovanile da proteggere e da orientare. Rimane quella potenzialità che l’adulto riesce a raccogliere dalle mani del sé ragazzo (“non volli tradire il bambino per l’uomo”) e a indirizzare verso il proprio futuro.

Da bambino volevo guarire i ciliegi

Ciò è quanto di più importante il nostro sistema della giustizia minorile è chiamato a fare. Racchiude in poche parole il senso dell’essere giovani e della cura che l’istituzione deve avere per questa gioventù: l’insieme illimitato delle potenzialità di vita che i ragazzi, anche quelli in galera, devono poter consegnare a loro stessi adulti di domani. Essere giovani significa proprio questo: avere ancora tutte le porte aperte, avere operato soltanto un numero di scelte piccolo e incapace di precludere possibilità future. Se anche una sola di queste possibilità verrà cancellata dall’incapacità del sistema di farsene carico, se anche una sola porta verrà chiusa perché non si è stati capaci di individuare un percorso scolastico, un’opportunità di formazione, una relazione umana da coltivare, allora sarà una sconfitta per tutti e per l’intero sistema. Ogni sogno e ogni modello di vita, che sia quello di guarire i ciliegi o qualsiasi altro, va preservato intatto e potenziato nel ragazzo che incrocia la giustizia penale.

Le nuove norme sull’ordinamento penitenziario specifiche per le carceri minorili offrono oggi delle possibilità ancora maggiori in questa direzione. Se gli operatori degli Istituti Penali per Minorenni hanno scritto nella prassi quotidiana buona parte di quell’ordinamento ben prima che esso comparisse nella forma di una Gazzetta Ufficiale, adesso si offre loro l’opportunità di rafforzare l’opera, di sperimentare un modello di detenzione capace di essere rivoluzionario e di imporsi in un futuro anche al di fuori dell’ambito minorile. In un momento in cui siamo ai minimi storici delle presenze di ragazzi in carcere – segno tangibile della tenuta di un sistema che da sempre fa della detenzione una misura davvero residuale – possiamo e dobbiamo osare di più.

Come da tempo facciamo, anche nel 2019 abbiamo visitato le carceri minorili d’Italia. Abbiamo parlato con chi in carcere ci lavora e con chi ci è detenuto, abbiamo filmato gli spazi e i racconti delle persone, abbiamo osservato le prime modalità di applicazione delle nuove norme. Tutto questo lo trovate raccontato in “Guarire i ciliegi”, il quinto Rapporto di Antigone sugli Istituti Penali per Minorenni. Come sempre trovate schede descrittive di ogni singolo Istituto e trovate elaborazioni quantitative e qualitative di sistema che speriamo possano aiutare a far comprendere la strada percorsa e quella che ancora si può virtuosamente imboccare. Perché anche quelle poche centinaia di ragazzi oggi in carcere sono troppe. Perché per ciascuno di loro si può costruire un modello di vita che rafforzi ogni singola potenzialità.




Febbraio 2020