Cattivi. Le carceri dei ragazzi viste da dentro
Andrea Oleandri, Sofia Antonelli
“Cattivi. Le carceri dei ragazzi viste da dentro”, è un podcast ideato da Antigone e realizzato in collaborazione con Next New Media. Nasce per raccontare il sistema penale minorile e la sua trasformazione verso un modello sempre meno educativo e sempre più punitivo, raccontando le storie di ragazzi e ragazze che lo hanno vissuto, e confrontandole con le voci di esperte ed esperti.
“Se fai anni di carcere la tua adolescenza l’hai passata in carcere, quindi la tua educazione l’hai presa lì. In carcere l’educazione che puoi imparare è un’educazione da carcere. Il problema più grosso è che dopo qualche anno ti abitui al carcere e solo quando esci ti accorgi che è stato un problema”. Lo racconta A. Diventare adulti in carcere, lontani dal mondo esterno, dai propri cari, significa costruire la propria identità in un ambiente chiuso, regolato da ritmi imposti e da relazioni complesse. La battitura, la sveglia alle 6 del mattino, le lunghe ore in celle sovraffollate, le perquisizioni: sono tutti aspetti che lasciano segni evidenti. Se la privazione della libertà genera un forte impatto su chiunque la sperimenti, quando avviene in fase di crescita l’impatto può avere effetti enormi. Per questo il sistema penale minorile ha sempre visto la detenzione come ultima ed estrema ratio. Una strada abbandonata a partire dal Decreto Caivano, che ha rapidamente fatto crescere i numeri dei ragazzi reclusi negli IPM, portando il sovraffollamento anche nel sistema minorile.
Il carcere, quello per gli adulti così come per i minori, finisce poi in molti casi per trasformarsi in catalizzatore di sofferenze. Situazioni già di per sé complesse assumono forme più acute e difficili da gestire, amplificando fragilità psicologiche, isolamento sociale e senso di disperazione. F., una delle voci protagoniste, è una giovane donna con alle spalle un lungo percorso tra IPM e comunità. Ha affrontato momenti difficili tra autolesionismo e abuso da psicofarmaci. “In carcere ti senti proprio in gabbia, sei buttato dentro e gettata la chiave [..] Ero depressa nel vedere altri depressi. Altrimenti non mi sarebbe venuto in mente di provare a tagliarmi, di provare a impiccarmi. Uno non ci pensa, ma quando sei con persone che fanno questo, e tu già stai male, ti viene di farlo”. Il contesto che vivono molti ragazzi negli IPM, secondo F., è un peso enorme da gestire: “Lo diventi (depresso) a stare lì dentro, ed è lì che dopo uno arriva a fare cose per cui rischia di morire e di non uscire più da là”.
Per questo c’è bisogno di supporto, di qualcuno che creda in questi ragazzi. Y., entrato per la prima volta in carcere a soli quattordici anni, ha girato numerose carceri per minori e per adulti, trasferito da un Istituto a un altro, a volte a centinaia di chilometri dalla sua famiglia. Negli ultimi mesi di detenzione ha avuto accesso a un percorso fuori dal carcere in un appartamento con altri ragazzi, dove si è diviso tra studio e volontariato. “Nel mio percorso sono stati gli incontri che mi hanno aiutato – racconta – ho provato a cogliere quello che si stava facendo per me, ma non è stato facile e non lo è ancora”.
In un carcere sempre più affollato e sotto pressione, dove le risorse scarseggiano e le chiusure abbondano, le possibilità di incontro rischiano di perdersi, rendendo più difficile la costruzione di legami, di momenti di ascolto e di accesso a nuove opportunità. In queste condizioni, non può che crescere nei ragazzi il senso di abbandono, il senso di sfiducia. Se continua così, non ci crederanno più.
“Cattivi. Le carceri dei ragazzi viste da dentro” è un podcast in quattro puntate disponibile su Spotify e su altre piattaforme.
