Comunità “Casa San Girolamo”

Tipologia: comunità educativa maschile
Ente gestore: Fondazione Somaschi onlus

Contatti

Via Cavour, 198 – 12068 Narzole (CN)
E-mail: casasangirolamo.narzole@fondazionesomaschi.it
Sito web:  https://www.fondazionesomaschi.it/interventi/casa-san-girolamo/

Struttura

Casa San Girolamo è una comunità educativa che ospita ragazzi tra gli 11 e i 18 anni che presentano condizione di fragilità o sono inseriti nel circuito penale. La comunità è composta da un ufficio, una camera per gli educatori, una sala riunioni, uno spazio diurno con cucina e salone, una lavanderia, 6 camere per i ragazzi e 1 camera per gli ospiti.

Ospiti

La comunità accoglie tra 1 e 2 ragazzi provenienti dal circuito penale (dai 14 anni in su), ma l’accoglienza contemporanea di 2 ospiti è possibile solo qualora entrambi vantino percorsi positivi. Nel caso in cui in comunità siano già presenti ragazzi del circuito civile molto piccoli, è raro che si accetti l’ingresso del ragazzo più grande proveniente dal circuito penale. Viene inoltre segnalato come dal 2023, dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano, vi sia stata una richiesta esorbitante per l’accoglienza di persone rom che hanno commesso reati minori.  Negli ultimi anni i ragazzi accolti dal penale hanno dai di 15-16 anni in su, anche se sono arrivate richieste di inserimento per ragazzi di 14 anni.  Quasi tutti i minori provenienti dal circuito penale entrano in comunità in virtù di un provvedimento di misura cautelare. Se il percorso intrapreso dal ragazzo risulta positivo, viene poi disposta la misura della messa alla prova, la cui durata non è mai stata inferiore agli 8-9 mesi. Se il percorso intrapreso non è invece ritenuto sufficientemente adeguato, si procede con un rinvio.  L’obiettivo dell’équipe è quello di accompagnarli all’autonomia economico-lavorativa affinché si possano costruire delle opportunità spendibili soprattutto nella fase post-rilascio. Al momento dell’intervista, la comunità ospita 2 ragazzi del circuito penale, entrambi dei quali in messa alla prova. Uno svolge un tirocinio in un bar la mattina e il pomeriggio frequenta la scuola serale. L’altro frequenta una scuola professionale e contemporaneamente sta studiando per ottenere la licenza media.

Personale

L’équipe è composta da 7 persone: 1 responsabile (psicologo), 1 OSS, 3 educatori professionali e 2 assistenti sociali. Tutti gli operatori sono molto giovani; la loro età varia dai 22 ai 35 anni. Il lavoro del personale è organizzato su turni.  La comunità prevede un’organizzazione interna in cui ogni ragazzo è affiancato da un operatore di riferimento. Ogni operatore segue uno o due ospiti, con l’obiettivo di garantire un unico interlocutore nei rapporti con i diversi soggetti coinvolti nel percorso del ragazzo. Una volta a settimana l’équipe si riunisce al fine di valutare insieme gli avvenimenti principali della settimana. Tuttavia questa riunione non è la sede per analizzare i percorsi individuali dei ragazzi, poichè ciò avviene, invece, quando, con cadenza trimestrale, l’équipe si riunisce per fare il punto sul Piano educativo individualizzato (PEI) di ogni ragazzo. Il PEI è redatto dall’équipe durante i primi 3 mesi di permanenza dell’ospite e successivamente mandato all’Ufficio di Servizio Sociale di riferimento.  Un soggetto esterno, l’Università della Strada di Torino, svolge un’attività di supervisione per 2 ore al mese, durante le quali vengono analizzate e rielaborate le situazioni relative a percorsi in fase di stallo, al fine di individuare strategie operative efficaci per il loro rilancio. Durante l’intervista viene riferito che il rapporto e l’interlocuzione con l’USSM di Torino e con il CGM di Torino sono positivi.

Scuola, lavoro e altre attività

I ritmi della quotidianità nella comunità sono dettati dalla scuola, dalle attività sportive, dagli incontri con le famiglie e dai colloqui con la psicologa. Per favorire un clima più familiare, ai ragazzi è data la possibilità di collaborare con gli educatori nella preparazione della cena, tutte le sere, e del pranzo nel weekend. Durante la settimana il pranzo è preparato dall’OSS.  Almeno un paio di volte al mese, la domenica pomeriggio si svolge un’attività all’esterno, come ad esempio la visita al Museo Egizio di Torino). Quando non si svolgono attività la domenica, il sabato sera si portano i ragazzi a cena fuori. I soldi eventualmente guadagnati dai ragazzi sono gestiti dalla comunità, che valuta le singole richieste di denaro da parte di ciascun ragazzo. La comunità eroga una “paghetta” settimanale fino a un massimo di 10 euro.

Sanità

La comunità non accoglie ragazzi con problemi legati all’abuso di sostanze o con disagio psichico. C’è una psicologa interna che segue tutti gli ospiti.  I ragazzi hanno un’esenzione per le visite specialistiche, ma ci sono lunghe liste di attesa per accedere ai servizi di neuropsichiatria infantile.

Rapporti con l’esterno

La comunità cerca di coinvolgere il più possibile le famiglie dei ragazzi. Agli ospiti, a meno che non vi siano delle disposizioni che glielo impediscano, è consentito contattare telefonicamente i propri famigliari. La fase più complessa è quella che gli operatori definiscono “sgancio”, dato che, verso la fine del percorso, i ragazzi tendono a  disinvestire dal progetto educativo. Gli operatori fanno un lavoro su cosa significa questo momento di passaggio, accompagnando i ragazzi nel reinserimento all’interno del contesto familiare con una certa gradualità. I percorsi che funzionano nella fase posteriore alla dimissione sono quelli in cui si riesce a supportare il ragazzo nella complessa fase del rilascio. Gli operatori spesso mantengono rapporti con i ragazzi dopo l’uscita dalla comunità.