Comunità Dory e Comunità Sirena
Tipologia: comunità educativa
Ente gestore: Cooperativa Sirena
Contatti
Via dell’Agricoltura, 1 – 64010 Tortoreto (TE)
E-mail: info@cooperativasirena.it
Sito web: https://www.cooperativasirena.it/
Struttura
La cooperativa Sirena gestisce nello stesso stabile due comunità tra loro molto simili in percorsi, funzionamento ed utenza: Dory e Sirena, nate rispettivamente nel 2019 e nel 2013. Nelle due strutture attualmente sono presenti una media di 32 ospiti, sia maschi che femmine dai 12 ai 18 anni, con la possibilità di prosegui amministrativi fino a 21 anni. La struttura consiste in una villa nella campagna di Tortoreto su più piani. Il piano terra è occupato dalla comunità Dory mentre il primo e il secondo afferiscono alla comunità Sirena. All’esterno è presente un viale che conduce al piazzale principale, delle dimensioni simili ad un campo da calcetto, il fulcro della comunità. Si trovano qui due uffici per gli operatori, la lavanderia esterna, un uliveto e una piscina interrata. La comunità Dory, essendo al piano terra, ha un giardino. In entrambe le comunità è presente un salone principale, adoperato per la maggior parte delle attività (pasti, studio, TV ecc). Per quanto riguarda il pernottamento, le stanze si collocano sullo stesso piano nella comunità Dory ma suddivise per sessi, mentre presso la comunità Sirena vi è un piano dedicato alle minori di sesso femminile e uno ai minori di sesso maschile. Considerata la collocazione della struttura ad 8 km dal centro e non essendo servita da mezzi pubblici, gli spostamenti degli ospiti sono garantiti da una navetta privata. Tale servizio è fondamentale per consentire ai ragazzi di raggiungere le sedi delle diverse attività esterne e i servizi del territorio.
Ospiti
La comunità ospita ragazze/i con problematiche comportamentali e psichiatriche, aspetti che non possono essere gestiti all’interno di una comunità educativa, dove viene affrontato un percorso di consapevolezza e non le necessità specifiche di una persona con disturbi psichiatrici. Generalmente non vengono seguite persone con forti tossicodipendenze da droghe pesanti (es cocaina ed eroina), si affrontano, invece, dipendenze da THC e da altre sostanze più “leggere”, che rendono più fattibile il percorso di autonomia. In merito all’area penale, la struttura lavora principalmente con persone in messa alla prova, che rappresentano circa il 25% degli ospiti totali. Le misure cautelari costituiscono invece un’eccezione (soltanto un caso nel 2025), a causa di esperienze negative pregresse. È inoltre accaduto che alcuni ospiti siano stati posti agli arresti all’interno della struttura. A tal proposito, i rapporti con l’USSM risultano complessivamente positivi, caratterizzati da flessibilità e attenzione. Si verificano talvolta violazioni da parte di alcuni ragazzi che preferiscono trascorrere il tempo presso l’IPM (Istituto Penale per i Minorenni), dove percepiscono una minore rigidità delle regole; nel 2024 si sono registrati alcuni aggravamenti delle misure. In generale, tuttavia, il periodo di messa alla prova — che può durare anche un anno — offre un tempo adeguato per costruire un percorso di cambiamento comportamentale. In questo senso, la prospettiva della misura penale e della possibile condanna assume un ruolo significativo anche per le famiglie, poiché favorisce una maggiore assunzione di responsabilità. È presente, inoltre, un piccolo gruppo di minori stranieri non accompagnati, poiché il comune limitrofo è interessato da un flusso costante di ragazzi e ragazze provenienti dal Bangladesh, impegnati in un percorso di integrazione non sempre semplice. Infine, ogni ingresso in comunità si configura in modo differente, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione individuale. Nella migliore delle ipotesi — condizione che si verifica più frequentemente con i ragazzi in messa alla prova o provenienti dal circuito penale — è possibile seguire un iter strutturato: inizialmente l’analisi della documentazione relativa al caso, successivamente un colloquio con i servizi invianti e, infine, un incontro con il ragazzo e la famiglia. Tale procedura, tuttavia, non è sempre attuabile. In alcuni casi vi sono decreti che richiedono un’immediata esecuzione; in altri non è possibile avvicinare il ragazzo prima dell’allontanamento dal contesto familiare; talvolta, inoltre, si tratta di persone arrestate e condotte direttamente in struttura, con informazioni di background limitate. Anche in queste situazioni più critiche risulta fondamentale disporre almeno delle generalità e della provenienza territoriale della persona. La conoscenza del contesto locale da parte degli operatori consente infatti di formulare alcune ipotesi preliminari sulle caratteristiche del ragazzo e del suo nucleo familiare. Nel caso di ingressi provenienti dall’IPM, un operatore della comunità si reca presso l’istituto per incontrare il ragazzo, avviare un primo dialogo e comprendere la sua disponibilità a intraprendere un percorso educativo.
Personale
L’equipe è composta da 8 unità, delle quali: 1 responsabile; 1 vice responsabile diurno e 6 turnisti; è poi presente il coordinatore di tutte le strutture gestite dalla cooperativa. Professionalmente si tratta di psicologi, educatori (principalmente esperti in ambito criminologico) e operatori socio sanitari. A causa della difficoltà nel reperire i fondi necessari — le rette comunali, infatti, non prevedono un tariffario unico come quelle del CGM, che risultano invece sufficienti e puntuali; spesso sono al ribasso e vengono erogate in ritardo — non tutti gli operatori sono professionisti qualificati. A livello organizzativo, l’equipe adotta un modello di gestione per aree funzionali: ogni operatore, oltre al compito educativo, è referente di uno specifico ambito gestionale (manutenzione, protocolli sanitari, logistica, ecc.), garantendo così il funzionamento integrato della comunità.
Scuola, lavoro e altre attività
Elemento centrale dell’intervento educativo in entrambe le comunità è il percorso scolastico. Nella giornata tipo la sveglia è attorno alle 6:30 e, dopo colazione, i/le ragazzi/e si recano a scuola. Il pranzo viene consumato assieme attorno alle 14:30. In seguito gli/le ospiti puliscono, riordinano e hanno tempo libero fino alle 16. Dalle 16 alle 17:30 per tutti/e è obbligatorio studiare (tranne il fine settimana). In seguito viene lasciato del tempo libero o per lavarsi, fino alla cena e allo spegnimento delle luci per le 22:30. Durante la giornata si propone a tutti lo sport presso realtà del territorio, ad esempio pugilato, calcio, pallavolo, atletica. Ogni 15 giorni, inoltre, è presente un parrucchiere in struttura. Nel fine settimana c’è la possibilità di uscire per varie escursioni, in autonomia o accompagnati/e, in base alle possibilità. Le/i ragazze/i in messa alla prova che abbiano compiuto i 16 anni e dimostrino adeguata maturità possono svolgere attività lavorative nel periodo estivo. L’impiego, calibrato sulle caratteristiche personali, riguarda prevalentemente il settore turistico. In tali casi viene sospeso il volontariato, poiché la gestione simultanea delle due attività risulterebbe eccessivamente impegnativa. I compensi non transitano attraverso la comunità: ciascuno apre un conto corrente personale e gli operatori affiancano la gestione delle risorse economiche, in accordo con il datore di lavoro e la famiglia. Tale accompagnamento non è sempre semplice. A ciascun ospite viene inoltre riconosciuto un pocket money settimanale, finanziato dalla famiglia o, nei casi di maggiore fragilità economica, dalla comunità. È richiesto di conservare gli scontrini al fine di monitorare le spese ed evitare l’acquisto di alcolici o sostanze.
Sanità
Gli aspetti di medicina generale passano attraverso uno screening iniziale per capire i bisogni personali e impostare il percorso specifico in base alle patologie rilevate, che spesso sono rilevanti: obesità, problematiche dentali o diabete giovanile. Tutte le visite sono comprese nella retta e sono svolte presso il sistema sanitario nazionale. Le eventuali visite private sono sovvenzionate dalle famiglie. Le visite dentistiche, di cui gli ospiti hanno molto bisogno, sono un costo non indifferente: la comunità, quindi, copre solo le carie e le devitalizzazioni. L’aspetto implantologico, l’apparecchio e simili non rientrano nella retta. Per quanto riguarda la neuropsichiatria, il trattamento varia in base a come viene seguita la persona. Se un/a ragazzo/a arriva con un invio della neuropsichiatria viene seguito dalla neuropsichiatria inviante, che prescrive farmaci e fa visite periodiche di rivalutazione. In altre situazioni si preferisce spostare la presa in carico presso l’ambulatorio di Teramo, più vicino alla comunità. Aspetto più complesso si verifica quando un ragazzo/a non è mai stato preso in carico oppure quando le sue necessità sono evidenziate durante il percorso in comunità. Questo sia perché le sue esigenze richiedono tempo per essere gestite, sia perché i tempi per una prima visita in neuropsichiatria sono dilatati: solitamente dall’ingresso passano 3 mesi per la visita, 5 mesi per un minimo di diagnosi e una prima prescrizione di farmaci dopo 6 mesi. Altra problematica è gestire gli scompensi dei/delle ragazzi/e, dato che in Abruzzo non esistono reparti di neuropsichiatria, ma solo ambulatori. Queste situazioni, quindi, vanno gestite tramite il pronto soccorso, dove l’attesa è lunga e si passa ad attendere un posto libero in un’altra regione presso un reparto di neuropsichiatria. La tossicodipendenza viene gestita in accordo con il SerD, adoperando anche una terapia psicofarmacologica. È prevista un’attività di psicoterapia con una frequenza di una o due sedute settimanali, in base alle esigenze individuali. La cooperativa gestisce inoltre un centro di psicoterapia esterno alla comunità, presso il quale operano professionisti liberi professionisti a disposizione dei ragazzi. Il setting si configura come neutro e distinto dal contesto educativo, poiché gli psicologi non sono dipendenti della comunità. Ciò consente lo svolgimento dei colloqui in assenza di relazioni pregresse, favorendo una maggiore libertà espressiva e una più chiara delimitazione dei ruoli.
Rapporti con l’esterno
Il rapporto con le famiglie non è sempre facile, dato che queste spesso non riconoscono il reato né il percorso comunitario e incitano il/la figlio/a al non rispetto delle regole. Le visite, quindi, vanno gestite per non inficiare il percorso educativo, ma non sempre è possibile il monitoraggio, che varia in base all’ordinanza prevista dal giudice. L’uso del telefono è contingentato, anche in base alle disposizioni dell’autorità giudiziaria.
