Comunità Specialistica Zia Candida

Tipologia: Comunità specialistica
Ente gestore: Impresa sociale D-TRAIL s.r.l.

Contatti

Montalto Uffugo, Caldopiano-commicelle, 87046 CS
Telefono: 3425087419 E-mail: dtrail.progettodivita@gmail.com; dtrail@pec.it
Sito web: https://www.comunitaziacandida.it/

Struttura

La comunità specialistica Zia Candida accoglie 7 persone dai 12 ai 21 anni di sesso maschile specificatamente con diagnosi dal disturbo del comportamento (disagio sociale, affettivo, relazionale, disturbo della condotta, problematiche comportamentali a carattere deviante e/o antisociale, condotte a rischio). Il percorso della comunità interviene sul disturbo del comportamento cercando innanzitutto di individuarne le  cause Successivamente, attraverso specifiche attività dette “destrutturanti”, si lavora per aiutare i ragazzi ad affrontare e modificare i propri schemi comportamentali disfunzionali. Poiché gli ospiti presentano spesso una molteplicità di traumi che rendono complesso il lavoro, l’intervento viene strutturato per obiettivi.  All’interno del piano individuale si definiscono traguardi concreti e realistici, così da valorizzare il tempo trascorso in comunità, che non sempre è sufficiente per intervenire su tutte le problematiche. L’obiettivo principale, quindi, è mostrare delle possibilità di vita ai ragazzi diverse da quelle a cui sono abituati, promuovendo un comportamento proattivo e una vita indipendente attraverso la collaborazione continua con gli enti del territorio. La struttura si articola su 3 livelli: il piano terra è dedicato ai laboratori; il primo ospita la zona notte;  il secondo piano è destinato alle attività educative, con una sala studio e l’area amministrativa, che comprende anche gli uffici degli educatori. La comunità è di tipo urbana-periferica e si situa a Caldopiano, una località che presenta poche attrattive (le uniche attività sono una casa di cura e un bar/ristorante). Il paese più vicino è Montalto che dista 15 minuti di auto o autobus, mentre Cosenza è a 30 minuti.

Ospiti

La comunità accoglie ospiti in situazioni di grave fragilità. Nella maggior parte dei casi i ragazzi che entrano hanno cambiato più centri, a causa della loro difficoltà ad adattarsi alla vita comunitaria.  Sono presenti persone destinatarie di custodia cautelare; messa alla prova; decreto amministrativo in vista dell’udienza e ragazzi con misure amministrative (ad esempio minori stranieri non accompagnati). Tutti sono accomunati dalla presenza di un disturbo del comportamento, ciò consente di creare un ambiente strutturato nel quale i bisogni di ciascuno possano essere adeguatamente seguiti. Il disturbo può essere diagnosticato in precedenza, oppure approfondito e verificato dagli specialisti presenti in comunità. Il lavoro svolto in comunità è principalmente legato presa in carico educativa, con la finalità di consentire ai ragazzi di sviluppare autonomia e maggiore consapevolezza di sé. Preliminarmente  si prevedono una serie di colloqui per approfondire la situazione e le necessità con USSM di riferimento, con la famiglia e con il potenziale ospite, al fine di elaborare un percorso individualizzato. Ci si concentra sull’elaborazione del proprio vissuto favorendo la comprensione del proprio trauma. In una fase successiva, diventa fondamentale la capacità di sostenere l’equilibrio tra il mondo interno della comunità e quello esterno, imparando a gestire la frustrazione. L’obiettivo finale del percorso è il reinserimento familiare, lavorativo/scolastico e sociale del ragazzo, anche tramite progetti di reinserimento scolastico e/o formativo. A tal fine viene redatto innanzitutto il PEI (progetto educativo individualizzato), preceduto da una valutazione psico-diagnostica eseguita tramite l’osservazione del ragazzo e i colloqui individuali. Un aspetto critico è legato alla dipendenza da stupefacenti e alcol.  Per i ragazzi seguiti dalla comunità Zia Candida, l’uso di sostanze rappresenta un fattore fortemente dannoso, in quanto facilmente reperibili e in grado di compromettere il percorso educativo intrapreso.  I ragazzi sono tenuti a rispettare il regolamento interno della comunità. Eventuali provvedimenti disciplinari non hanno una funzione esclusivamente sanzionatoria, ma sono finalizzati alla comprensione del proprio comportamento e delle sue conseguenze. Nei casi più gravi viene valutata, insieme ai servizi invianti, la compatibilità tra l’ospite e il progetto educativo della struttura, individuando la soluzione più adeguata. In alcune situazioni ciò ha comportato il rientro in IPM. In caso di danneggiamenti rilevanti, non accidentali e non evitabili dagli operatori, può essere richiesto il risarcimento ai genitori o ai servizi di riferimento dell’ospite. L’utilizzo del telefono cellulare personale, con scheda SIM o come lettore MP3, è consentito solo in determinate fasce orarie. All’ingresso in comunità il dispositivo viene consegnato agli operatori e restituito nei momenti stabiliti. Un uso inappropriato comporta la sospensione temporanea di tale possibilità. È inoltre obbligatoria l’assunzione dei farmaci prescritti dal medico curante, dal neuropsichiatra infantile e/o dallo psichiatra, quale parte integrante del percorso di cura.

Personale

Il personale è diviso in 3 aree: clinica, sociale e legale. L’area clinica si occupa di seguire la parte medica ed educativa dei ragazzi, mentre l’area legale garantisce l’esercizio dei diritti (scuola, inclusione). L’area sociale, invece, composta dall’assistente sociale, che ha funzioni di coordinamento, dagli educatori, gli oss e il personale ausiliario: si occupa della parte operativa, dello svolgimento delle attività, del mantenimento della struttura e della prevenzione dell’uso di sostanze. Nello specifico la pianta organica è composta da: 4 Educatori; 3 Oss; 1 neuropsichiatra infantile (supervisore del PEI); 1 informatico; 1 Assistente Sociale (mantiene i rapporti con la famiglia, la scuola, gli enti formativi e i servizi sociali territoriali);  1 psicologo/psicoterapeuta; 1 psichiatra/psicoterapeuta; 1 medico di medicina generale; 1 legale (si occupa dell’esercizio dei diritti, specificatamente l’inclusione nel territorio e l’istruzione); 2 personale ausiliario (autista e cuoco); il personale volontario. L’equipe si riunisce settimanalmente per valutare i percorsi dei ragazzi e il lavoro viene seguito da una supervisione esterna.

Scuola, lavoro e altre attività

Nella comunità la sveglia è prevista tra le 6:30 e le 9:30, in base alle esigenze personali di ciascun ragazzo, come scuola, lavoro o altre attività che scandiscono la giornata. Per chi non lavora né frequenta la scuola sono previste principalmente attività interne alla struttura: le pulizie, la cura dell’orto e degli spazi comuni, momenti dedicati alla lettura e alla pittura, attività sportive e di volontariato, uscite sul territorio, laboratori di cucina e di apprendimento tridimensionale. Si tratta di impegni pensati ad hoc per ogni ragazzo. Le attività, accordate in base al percorso, hanno finalità educative e sono volte a sviluppare le attitudini personali e l’autonomia. Tutti i ragazzi si spostano con l’autista della comunità o con i mezzi pubblici. Grande importanza viene attribuita alla formazione, che passa innanzitutto attraverso l’inclusione scolastica. Questo aspetto non è sempre di facile gestione, perché l’integrazione dei ragazzi nelle classi è spesso complessa a causa dei disturbi del comportamento che presentano. L’obiettivo, dunque, è la costruzione di un percorso comune assieme alle istituzioni scolastiche per supportarsi a vicenda. Un ruolo centrale è riconosciuto anche all’inserimento lavorativo tramite occasioni che la comunità costruisce sul territorio. La comunità stipula un’assicurazione interna per non gravare sull’eventuale datore di lavoro. Il compenso percepito viene gestito dal ragazzo con il supporto degli operatori della comunità e accantonato in vista dell’uscita dalla struttura. La comunità si occupa di tutte le necessità personali dei ragazzi (visite mediche, vestiti, ecc), fornendo loro solo piccole somme di denaro, calibrate in base ai bisogni individuali e al livello di responsabilità nella gestione economica. Ad esempio, ai giovani sottoposti a misure penali viene riconosciuto un pocket money giornaliero di 2,50 euro. La gestione del denaro rappresenta infatti una competenza da costruire progressivamente, affinché ciascuno possa acquisire maggiore consapevolezza delle proprie possibilità e imparare a organizzare le proprie risorse. Non vengono generalmente consegnate somme consistenti in contanti; eventuali importi sono contenuti e sempre supervisionati. Ai bisogni principali provvede direttamente la comunità.

Sanità

La progettualità di ogni ragazzo comprende le prestazioni sanitarie necessarie, gestite sia internamente che tramite l’ASL locale. Con quest’ultima emergono talvolta problematiche dovute alla carenza di fondi, che rendono difficoltoso portare avanti alcune visite in tempi ragionevoli. Per gestire ciò la comunità cerca di condividere le proprie risorse lì dove mancano, come i mezzi per gli spostamenti.  Particolare attenzione è prestata al percorso di psicoterapia e psichiatria, finalizzati alla gestione del disturbo del comportamento, individuandone le cause e i passi per affrontarlo. I colloqui con lo psicologo sono settimanali, a seconda delle esigenze del singolo. A ciò si aggiungono sedute collettive per la gestione del gruppo e dei rapporti tra i ragazzi. Le dipendenze vengono gestite in collaborazione con il SerD, anche se a volte la carenza di fondi rallenta il lavoro. Il sostegno del SerD consiste nelle analisi delle urine e nell’assistenza psicologica rafforzando il supporto psicologico portato avanti con continuità all’interno della comunità. I ragazzi, infatti, non si recano dallo psicologo del SerD tutte le settimane, ma in base alla necessità, mentre il percorso continuativo viene fatto direttamente in comunità. Oltre a ciò gli ospiti seguono una terapia psicofarmacologica.

Rapporti con l’esterno

Nella comunità sono incoraggiate le attività all’esterno, come sport e volontariato. Tuttavia, non sempre è facile per i ragazzi essere accolti dagli enti locali, poiché faticano a trovare modalità adeguate per inserirsi nei contesti sociali. Lo stesso vale in parte anche con le scuole, dove l’integrazione può risultare complessa. Per facilitare questo percorso, viene costruito un rapporto di fiducia con gli enti coinvolti, mentre i ragazzi vengono progressivamente abituati a instaurare relazioni interpersonali consapevoli. Inoltre, nella comunità è presente una figura professionale dedicata a verificare l’adeguatezza dei diversi contesti esterni e a garantire che i ragazzi ricevano un trattamento corretto e rispettoso dei loro bisogni.