Comunità “Samuel”

Tipologia: Comunità educativa residenziale
Ente gestore: Congregazione dei Servi della Carità – Opera Don Guanella

Contatti

Via Monte San Gabriele 48/A, 28100 – Novara (NO)
Telefono:  0321728016 E-mail:  novara.samuel@guanelliani.it
Sito web: https://donguanellanovara.org/

Struttura

La comunità educativa “Samuel” si trova all’interno della Cascina Rasario, nella zona sud di Novara. La struttura si sviluppa attorno a una corte interna e comprende ulteriori 19 appartamenti, configurandosi come un contesto abitativo ampio e articolato. Pur essendo situata in periferia, la comunità è ben inserita nel tessuto urbano e il centro cittadino è facilmente raggiungibile. Gli spazi esterni alla cascina, come la piazza antistante, i campi da calcio e l’oratorio parrocchiale, rappresentano risorse importanti per favorire l’inclusione sociale dei minori. Oltre alla comunità Samuel la struttura ospita il gruppo appartamento “La cascina”, che accoglie 5 ragazzi tra i 16 e i 18 anni; il progetto autonomia “La casa”, ovvero un appartamento che può accogliere maggiorenni in totale autonomia abitativa, economica e socio-relazionale.  La comunità “Samuel” accoglie minori di sesso maschile dai 14 ai 18 anni. L’articolazione degli spazi della comunità Samuel nello specifico è così definita: al piano terra si trovano  la cucina e sala pranzo, la sala incontri e TV, lo studio degli operatori, la saletta incontri, i servizi igienici, la lavanderia. Al primo piano sono collocate 2 camere da 3 posti e 2 camere da 2 posti. In mansarda c’è invece la sala multifunzionale dotata di biliardino, tavolino da ping pong e divani. Viene usata come area ricreazione e dove i ragazzi svolgono i compiti.

Ospiti

La comunità accoglie minori di sesso maschile di età compresa tra i 14 e i 18 anni. I posti della comunità sono pari a 8 e possono esserne abilitati ulteriori 2 in caso di emergenza. La comunità ospita prevalentemente di ragazzi immigrati, provenienti da Paesi spesso segnati da complesse condizioni socio-economiche, in  particolare dall’Egitto, l’Albania, il Bangladesh e il Marocco. Al momento dell’intervista i ragazzi presenti erano 10; solo uno di loro proveniva dal circuito penale.  All’ingresso del ragazzo segue un periodo di osservazione della durata di un mese. Nei primi giorni di permanenza, l’obiettivo principale è quello di favorire l’inserimento del minore, mettendolo in relazione con gli ospiti già presenti in comunità. A questo scopo, il/la ragazzo/a viene affiancato da un membro più “anziano” del gruppo, che funge da punto di riferimento. Questa scelta risponde sia all’esigenza di una mediazione culturale sia alla necessità di facilitare l’impatto con un ambiente nuovo, persone sconosciute e uno stile di vita diverso da quello di provenienza. Considerata la provenienza dei minori accolti – spesso legata a situazioni di disagio sociale – gli interventi iniziali si concentrano innanzitutto sulla soddisfazione dei bisogni primari, come la cura di sé, l’igiene personale e la fornitura di abbigliamento adeguato. Per promuovere la socializzazione vengono privilegiate, in una fase iniziale, attività ludiche e sportive, che consentono al minore di esprimere più facilmente la propria personalità. La scheda di ammissione iniziale viene successivamente rivista e integrata a seguito della fase di osservazione, così da permettere l’elaborazione di un primo Progetto Educativo Personalizzato (PEI), che dovrà essere revisionato ogni 6 mesi.  Per quanto riguarda la dimissione, invece, essa avviene generalmente quando i servizi sociali e la comunità, di comune accordo, ritengono concluso il percorso educativo intrapreso oppure valutano che la struttura non sia più adeguata a rispondere ai bisogni specifici del/la ragazzo/a. Al compimento della maggiore età, il/la giovane è comunque tenuto/a a lasciare la comunità, a volte per essere inserito/a in una nuova situazione abitativa o progettuale.

Personale

Il personale della comunità Samuel è composto da 6 educatori, 1 psicologa (che una volta a settimana incontra i ragazzi), 1 addetta alle pulizie, 1 cuoca, 2 sacerdoti che vivono in modo permanente all’interno della struttura. I due coordinatori sono uno un sacerdote e l’altro un economo.  Il punto di forza della strategia educativa della comunità è il lavoro di équipe: si tiene settimanalmente, è presieduta dal coordinatore e vi partecipano gli educatori e il personale ausiliario di servizio. Durante questi incontri si discute circa le questioni organizzative della vita quotidiana della comunità, verificando l’andamento del gruppo e del singolo e, in caso, si pianificano delle strategie di azione più adatte nel processo educativo.Secondo quanto emerso durante l’intervista, l’interculturalità rappresenta una delle principali sfide all’interno della struttura: le specificità culturali di ciascun ragazzo possono generare tensioni e rendere la convivenza percepita come un contesto di conflitto. Per favorire una comunicazione più efficace e la costruzione di relazioni positive, la comunità si avvale di mediatori culturali. Tra questi, un ex ospite della struttura ha scelto di mettere la propria esperienza a disposizione, svolgendo il ruolo di mediatore per i ragazzi provenienti dal Bangladesh, contribuendo così a creare un ponte tra culture diverse e a facilitare l’integrazione.

Scuola, lavoro e altre attività

Per gli ospiti provenienti dal circuito penale, il focus principale è sull’impegno scolastico e formativo. Chi non ha ancora conseguito il diploma di terza media è tenuto a completarlo, mentre chi non frequenta attualmente un corso viene inserito in un percorso educativo e formativo volto a favorire l’accesso a un futuro impiego dopo il compimento dei 18 anni. La mattina i ragazzi frequentano la scuola dalle 8 alle 13; alcuni partecipano anche ai corsi serali del CPIA, dalle 17 in poi. La giornata si svolge quindi principalmente tra gli spazi della scuola e quelli della comunità, dove gli operatori preferiscono che i ragazzi trascorrano il tempo rimanente in un contesto protetto e strutturato. All’interno della comunità sono presenti laboratori che supportano lo sviluppo personale e professionale: il laboratorio di falegnameria offre strumenti per progettare il proprio futuro lavorativo, mentre quello di giardinaggio educa alla cura dell’ambiente e alla costruzione di spazi ordinati e funzionali. Particolarmente rilevanti sono anche le attività sportive: la comunità promuove la pratica del gioco e dello sport sia come momenti di aggregazione e divertimento, sia come strumenti educativi per insegnare il rispetto delle regole, la disciplina e il valore dell’impegno. I ragazzi alternano attività ludico-sportive spontanee a impegni più strutturati presso gruppi sportivi del territorio. L’educatore di riferimento conduce lezioni di palestra a corpo libero, integrando nozioni sul benessere fisico e sui principi di un’alimentazione sana. Per i ragazzi con provvedimenti penali, le attività proposte puntano anche a sviluppare senso di responsabilità e buona volontà, elementi che possono influire positivamente sul giudizio durante le udienze. A tale proposito, durante l’intervista con un operatore della comunità viene riferito che i ragazzi del penale vengono coinvolti in compiti di supporto alla vita comunitaria, collaborando con la cucina, la lavanderia o svolgendo ruoli come arbitri durante le partite sportive.  La comunità eroga agli ospiti una piccola somma settimanale di 10 euro, concepita come strumento di responsabilizzazione più che come reale beneficio economico. Qualora non vengano rispettate le regole o gli impegni concordati, viene applicata una trattenuta minima sulla “mancia” o sulla ricarica – generalmente tra 50 centesimi e 1 euro – con l’obiettivo di essere coerenti ma senza gravare eccessivamente sul limitato budget del ragazzo. In caso di comportamenti problematici, l’attenzione si concentra soprattutto sulle attività di recupero. Attraverso interventi riparativi, gli ospiti sono guidati a comprendere l’errore commesso e le conseguenze delle proprie azioni, favorendo un apprendimento concreto e una reale presa di responsabilità.

Sanità

Le visite e prestazioni mediche sono tutte a carico della comunità.Le visite sanitarie vengono coordinate con l’ASL locale; tuttavia, la comunità dispone anche di un medico di base convenzionato, a cui si fa riferimento in caso di necessità, e di un dermatologo convenzionato, con cui si mantiene un rapporto costante e diretto. Tendenzialmente la comunità non accoglie ragazzi con problemi di tossicodipendenza, poiché non riuscirebbe a rispondere in maniera esaustiva ai loro bisogni e alle loro necessità. Gli aspetti di salute mentale vengono gestiti e affrontati con la psicologa, presente in comunità una volta alla settimana.

Rapporti con l’esterno

La comunità ha come obiettivo quello di creare un ambiente che possa favorire un sereno scambio sociale, contando anche sull’appoggio di gruppi aggregativi esterni come l’oratorio, le associazioni, i gruppi sportivi. Il coordinatore mantiene ogni anno i contatti con le scuole e con le agenzie formative del territorio; durante l’anno gli educatori seguono con attenzione il percorso scolastico dei ragazzi, partecipano infatti ai colloqui con gli insegnanti e offrono supporto attraverso lezioni individuali. Per quanto riguarda invece il mondo del lavoro, e quindi le relazioni con le agenzie lavorative, una volta ottenuta la regolarizzazione giuridica il minore con il sostegno degli educatori viene accompagnato nella ricerca di un’occupazione coerente con le proprie aspirazioni e competenze. La comunità si avvale delle risorse del territorio e dei servizi di collocamento e orientamento al lavoro della provincia di Novara. Sono presenti anche rapporti con gruppi e realtà sportive del territorio. Inoltre, spesso i ragazzi entrano in contatto con le famiglie di connazionali presenti sul territorio, e possono nascere rapporti di amicizia e sostegno reciproco: la comunità sostiene e monitora queste relazioni, ritenendole preziose al fine di mantenere vivo il legame con le proprie radici culturali. La struttura accoglie anche diversi volontari disponibili a mettere a disposizione competenze, tempo e risorse personali, partecipando alle attività in base alle proprie attitudini e collaborando alla realizzazione del progetto educativo.  Per quanto riguarda i rapporti con le famiglie dei ragazzi, a volte sono assenti a causa della distanza geografica, con poca possibilità di entrarci in contatto. Generalmente, in accordo con le famiglie però si crea un percorso individualizzato col figlio. La famiglia viene informata ogni volta che accade qualcosa di rilevante al figlio. E’ possibile effettuare anche videochiamate tra gli operatori e la famiglia dell’utente, con la partecipazione della mediatrice affinché sia possibile una comunicazione chiara e una comprensione effettiva. La richiesta principale da parte del Tribunale è che la famiglia sia inclusa nel percorso e messa sempre al corrente; per il resto, per quanto riguarda le telefonate e le visite tra le famiglie e il/la ragazzo/a, è prevista una sorta di mediazione in cui si cercano di individuare tutti i bisogni degli interessati.