Comunità “Il Timone”

Tipologia: Comunità terapeutica riabilitativa
Ente gestore: CEIS Genova – Centro Solidarietà di Genova

Contatti

Salita Nuova di Nostra Signora del Monte, 3b, 16143 Genova
Telefono: 010 254601 E-mail: iltimone@ceisge.org
Sito web: https://www.ceisge.org/

Struttura

“Il timone” è una comunità terapeutica riabilitativa, aperta nel 2021, che ospita persone dai 15 ai 21 anni con problematiche connesse all’ uso di sostanze. La struttura consta di 15 posti. Accoglie persone di ambo i sessi provenienti sia dal circuito penale che da quello amministrativo. Nei primi anni di lavoro non venivano accolti ragazzi provenienti dall’area del penale, ma nel tempo, con il consolidarsi dell’equipe, sono state accolte anche persone in messa alla prova e provenienti da IPM. Nel biennio 2024-2025, ad esempio, 3 persone provenivano da un IPM e una era sottoposta alla misura degli arresti domiciliari presso la comunità. Essendo una comunità rivolta principalmente a ragazzi e ragazze che fanno uso di sostanze stupefacenti, gli ingressi vengono concordati ed effettuati con il SERD.  La struttura è inserita al terzo piano di un ex convento, dove sono presenti altre comunità gestire dal CEIS. La struttura consta di un lungo corridoio con le stanze per il pernotto ai lati, l’infermeria, un biliardino e ping pong, l’attrezzatura sportiva, bagni, uffici, la sala TV e una grande sala da pranzo con una portafinestra che da sul terrazzo. Gli ospiti hanno la possibilità di utilizzare un campetto situato appena fuori la struttura.

Ospiti

Il fatto che la comunità ospiti ragazzi/e provenienti da circuiti differenti provoca, secondo quanto viene riferito dal personale, non poche difficoltà. Le nazionalità più numerose sono quella italiana, tunisina e marocchina. Sotto il profilo interculturale non avvengono particolari momenti di scambio e conoscenza, ma la comunicazione è coadiuvata in campo linguistico da una ragazza e un ragazzo di origine marocchina facenti parte della comunità, che parlano molto bene sia italiano che arabo. È presente anche un collaboratore notturno di madrelingua araba che intercede se ci sono difficoltà negli scambi.  L’aspetto più complesso della convivenza è l’introduzione di una nuova persona, che deve essere accettata dalla collettività.  Lungo è anche il percorso di costruzione della fiducia con gli operatori dato che i ragazzi e le ragazze, spesso istituzionalizzati fin da piccoli, vedono l’adulto come un ostacolo, come la causa del loro problema. Il rapporto tra equipe ed ospiti viene gestito anche tramite delle riunioni di casa, cioè assemblee tenute assieme ogni 15/30 giorni oppure quando si rilevano situazioni problematiche come liti o atteggiamenti impropri, per comprendere eventuali problemi e richieste, discutendone in modo collettivo.  L’ingresso in comunità avviene su invio dei servizi: in particolare la persona deve essere in carico al SERD. Quest’ultimo invia innanzitutto una relazione. Si effettua, poi, un primo colloquio in presenza o online con i servizi segnalanti. In seguito, si fa un colloquio online con la persona e gli si mostra la struttura in video.  L’equipe ritiene sempre necessario fare uno o più colloqui, per valutare la reale motivazione della persona e le sue caratteristiche.  Oltre a questo i criteri di accesso riguardano l’assenza di una patologia psichiatrica importante con agiti lesivi o autolesivi perpetrati nel tempo, più attenzionabile in strutture di altro tipo. Oltre a ciò è rilevante che non ci sia un craving da uso di sostanze, aspetto che compromette la permanenza nel periodo di osservazione.  Il tempo di permanenza medio è di circa un anno, con una fase di accoglienza e osservazione iniziale, che può durare da uno a tre mesi, che comprende la valutazione della terapia psicofarmacologica, seguita da un’altra fase durante la quale sono previste le prime uscite in autonomia e gli impegni sul territorio (scuola, lavoro, volontariato ecc). La fase finale prevede l’inserimento sul territorio oppure in famiglia.  Solitamente, però, una volta trascorsi 7/8 mesi i ragazzi e le ragazze iniziano ad essere insofferenti e proiettati verso l’esterno. Nella fase del rilascio è centrale la progettualità individuale, costruita assieme ai ragazzi e le ragazze, i servizi invianti e le famiglie. I percorsi, quindi, variano in base alle esigenze personali: con chi può tornare in famiglia è preferibile un percorso di riavvicinamento graduale, con incontri per capire se ci sono criticità, situazioni da riprendere. Per chi, invece, non ha la possibilità di tornare nel proprio nucleo familiare, si attivano i servizi sociali per trovare delle soluzioni sul territorio, come alloggi protetti o occasioni lavorative.

Personale

L’équipe multidisciplinare della comunità è guidata dalla responsabile della struttura, sempre presente in orario diurno e reperibile durante la notte e le festività. Lo staff è composto, inoltre,da una psichiatra che funge anche da responsabile medico sanitaria, un medico di base, un assistente sociale, due oss, una psicologa, gli infermieri e 3 educatori. L’equipe si riunisce ogni lunedì e ogni 15 giorni fa una supervisione con un esperto esterno.

Scuola, lavoro e altre attività

La giornata tipo nella comunità “Il Timone” prevede la sveglia attorno alle 9:30. Tutti i ragazzi, assieme agli educatori, si occupano delle pulizie nelle proprie stanze e negli spazi comuni. In seguito prendono parte alle varie attività ricreative (sala tv, sala colloqui, terrazzo con piscina d’estate,…) oppure si recano a scuola o al lavoro. Sono previste attività all’esterno come il cinema, il biliardino, partite di calcio, gite al mare: molte di queste sono organizzate tramite il CEIS. Una volta alla settimana è presente una terapista della riabilitazione che coordina un laboratorio di arte terapia. Più complicato, invece, è mantenere attivo il laboratorio sportivo, data la poca costanza dei ragazzi e delle ragazze. Una volta all’anno viene organizzata una vacanza sulla neve e in estate una vacanza estiva. Tutte le persone in messa alla prova, inoltre, svolgono attività laboratoriali presso l’USSM.  In generale, i ragazzi e le ragazze passano la maggior parte del tempo tra le attività della comunità. Gli eventuali percorsi scolastici, di formazione o di lavoro sono costruiti in continuità con i progetti stabiliti prima dell’ingresso dai servizi invianti, ma l’uscita dalla struttura avviene soltanto dopo un certo periodo di  tempo a esami tossicologici negativi. I ragazzi e le ragazze vengono seguiti dall’equipe quotidianamente, inoltre tutti i lunedì partecipano a colloqui di verifica dell’andamento della propria settimana e tre volte a settimana è presente la psicologa che effettua sessioni sia di gruppo che individuali. Le attività lavorative in genere consistono inizialmente in tirocini, che successivamente si possono evolvere in contratti di lavoro, sia a tempo determinato che indeterminato. Il guadagno viene gestito in base al percorso individuale e alla capacità della persona di gestire le proprie spese. Spesso viene messo da parte nella cartellina personale e fornito per le spese personali o al momento dello sgancio. Non è previsto un pocket money, ma la comunità si fa carico di tutte le spese, anche personali, soprattutto di chi non ha un supporto economico da parte della famiglia.

Regolamento Interno

In caso di violazioni del regolamento interno della struttura, lo staff tende a privilegiare un approccio educativo piuttosto che espulsivo: l’allontanamento dalla comunità rappresenta infatti una misura di extrema ratio. Solitamente si preferisce aprire uno spazio di confronto tra operatori e ospiti per riflettere insieme su ciò che non ha funzionato nella relazione o nel comportamento. Anche in presenza di agiti aggressivi, verbali o fisici, si interviene avviando un momento di rielaborazione, volto ad aiutare il ragazzo o la ragazza a comprendere la portata delle proprie azioni, i limiti superati e le conseguenze dei propri comportamenti. A ciò si affiancano interventi di tipo riparativo — ad esempio sistemare ciò che è stato danneggiato o pulire quanto è stato sporcato — accompagnati da un colloquio conclusivo per consolidare la riflessione. Negli ultimi due anni si è verificato un caso di rientro in IPM per aggravamento della misura: si trattava di un ragazzo proveniente dall’IPM di Torino, in condizione di astinenza da crack. In seguito al diniego di un’uscita, il giovane ha reagito con minacce autolesive e aggressive. In un’altra circostanza si è reso necessario un ricovero presso il SPDC a seguito di un tentato suicidio, con conseguente trasferimento del ragazzo in una struttura maggiormente idonea alla presa in carico di patologie psichiatriche.

Sanità

Le visite mediche vengono realizzate dal medico di base della struttura e le visite esterne prenotate presso l’ASL in tempistiche non troppo dilatate. Per quanto riguarda le problematiche legate all’abuso di sostanze, i ragazzi e le ragazze hanno storie diverse, principalmente legate ad abuso di Thc e cocaina a scopo sociale, ma sono presenti anche casi più gravi con dipendenza da eroina e cocaina. Il lavoro che viene portato avanti è principalmente psicologico, dato che gli ospiti sono accomunati da un senso di solitudine, abbandono e poco riconoscimento di sé e la conseguente ricerca di approvazione. Viene riferito come tutte le persone assumano una terapia psicofarmacologica (antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, induttori del sonno). Molti ragazzi presentano un disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Al contempo sono rare le doppie diagnosi.

Rapporti con l’esterno

I rapporti con le famiglie sono spesso problematici. Per supportare i ragazzi nella relazione con la famiglia, la psicologa della comunità gestisce un gruppo genitori la cui partecipazione può essere sia singola che di gruppo. Obiettivo di questi incontri non è raccontare l’esperienza del figlio, ma permettere ai genitori di raccontarsi in relazione al figlio (ad esempio riguardo la paura del rientro in famiglia, o di situazioni vissute in passato). Una volta al mese, inoltre, vengono organizzati incontri tra i genitori e servizi territoriali. Dopo il periodo di osservazione iniziale i genitori hanno la possibilità di andare a trovare i figli. I ragazzi e le ragazze possono usare il telefono dopo 15 giorni dal loro ingresso, con modalità e tempistiche graduali.