I giovani stranieri nel circuito penale minorile
Patrizio Gonnella
Primi gli italiani
“C’è una maggiore incidenza di immigrati, soprattutto illegali, negli stupri e in certi reati. Quando non hai niente si produce una degenerazione che può portare ovunque. Il contrasto all’immigrazione illegale di massa è un elemento di questo fenomeno”. Giorgia Meloni, 25 novembre 2024. Prima di lei Carlo Nordio, primo luglio 2024: “La capacità carceraria del nostro Paese è sempre stata costruita e ideata tenendo conto di una minoranza molto notevole di detenuti minori. Poi improvvisamente ci siamo trovati di fronte quasi a un’invasione di minorenni che vengono soprattutto da altri Paesi”. Non si tratta di fare fact checking ma di affidarsi alle statistiche e ai dati quantitativi e qualitativi per comprendere quanto ci sia di fondato, o quanto ci sia di propaganda o approssimazione, in frasi espresse su temi così delicati dalle più alte cariche istituzionali del paese. Chiunque abbia a cuore la sicurezza di un paese nonché la prevenzione della delittuosità, così come suggerisce la migliore tradizione scientifica, sociale e criminologica, non dovrebbe mai prescindere da un’analisi accurata dei dati.
Il tema generico dei ‘minori stranieri’ e quello delle cosiddette baby gang viene pericolosamente mescolato così determinando disinformazione, pregiudizi, sloganismo, interpretazioni stereotipate. La realtà è sempre più complessa rispetto a come viene rappresentata in forma semplificata. E la realtà dei minori stranieri autori di reato è anch’essa espressione di una dimensione articolata, non riassumibile in frasi apodittiche. Dunque, in replica alle dichiarazioni di Giorgia Meloni analizziamo alcuni dati. Tra i delitti più gravi contro la persona vi sono sicuramente la violenza sessuale, lo stalking e l’omicidio. Guardiamo ai ragazzi che hanno fatto ingresso negli IPM nel corso del 2025. I giovani italiani che hanno commesso delitti di violenza sessuale e stalking (supponendo ragionevolmente che corrispondano al numero di tali reati ascritti ai ragazzi entrati in IPM) sono complessivamente 41 contro i 24 adolescenti stranieri, ossia il 63% di autori di violenza sessuale e stalking è costituito da italiani e il 37% da stranieri. Se poi si rivolge lo sguardo al più grave dei delitti, dei 14 autori di omicidio entrati negli IPM (tutti maschi) nel 2025 solo 2 sono stranieri, con una percentuale di questi ultimi che crolla al 14%. Detto in altri termini l’86% dei delitti di omicidio imputati a ragazzi entrati negli IPM nel 2025 è commesso da italiani. Se guardiamo adesso al numero complessivo dei delitti per i quali i ragazzi stranieri sono entrati in IPM nel 2025, vediamo che essi sono circa il 46% del totale dei reati ascritti ai ragazzi che hanno fatto ingresso in carcere. Tutto ciò significa che gli stranieri vanno a finire in IPM per reati meno gravi rispetto ai ragazzi di cittadinanza italiana.
In generale, i reati contro la persona ascritti a ragazzi italiani entrati in Ipm nel corso del 2025 costituiscono il 22% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani, mentre la corrispondente percentuale relativa a ragazzi stranieri è pari al 17,9%. Per quanto riguarda i meno gravi reati contro il patrimonio, le percentuali si invertono: essi costituiscono il 42,6% del totale dei reati ascritti a ragazzi italiani entrati in carcere e il 60% del totale dei reati ascritti a ragazzi stranieri. È evidente come i ragazzi stranieri vadano in carcere per reati mediamente meno gravi. La risposta punitiva nei loro confronti è più inflessibile e finiscono in galera anche per comportamenti che, se commessi da italiani, avrebbero comportato misure penali meno severe.
‘Primi gli italiani’, si potrebbe dire modificando una campagna che ha avuto ampio successo elettorale. I giovani detenuti stranieri sono tendenzialmente ristretti per delitti meno gravi rispetto agli autoctoni. Dunque, è più probabile essere vittima di violenza sessuale, di stalking o di omicidio da parte di un italiano piuttosto che da uno straniero. Ciò non è di conforto per le vittime, ovviamente.
I numeri degli stranieri detenuti non sono in crescita
In replica, invece, a quanto affermato dal Guardasigilli Carlo Nordio, è importante sapere che i ragazzi stranieri complessivamente in carico al servizio sociale della giustizia, di cui una gran parte per violazioni di ben ridotta gravità, costituiscono lo 0,52% del totale dei minori stranieri residenti in Italia. I numeri assoluti riferiti al 31 dicembre del 2025 ci dicono che i ragazzi stranieri presi in carico dai servizi sociali della giustizia sono stati 5.524 mentre il totale dei minori stranieri residenti al primo gennaio 2025 (ultimo dato censito) era pari a 1.043.898. Se torniamo indietro nel tempo le corrispondenze statistiche più o meno coincidono. Ad esempio nel 2007 (quando governava il centrosinistra) i minori stranieri erano 665.000 mentre i ragazzi presi in carico dai servizi sociali in quanto autori di reato erano 2.972, ossia una percentuale dello 0,44%, vicina a quella attuale. È stato costruito un allarme sociale intorno alla figura ‘tipo’ del ragazzo straniero che commette delitti gravi. Però mancano le prove analitiche per un simile giudizio.
In epoca di trasformazione del mondo del lavoro, di automazione e di energie umane che si liberano grazie all’uso su larga scala dell’intelligenza artificiale, piuttosto che costruire carriere devianti tramite la carcerazione o l’etichettamento criminale, basterebbe assumere un migliaio di tutor sociali ai quali affidare la supervisione quotidiana di questi ragazzi.
Il tasso di delittuosità dei ragazzi stranieri è rimasto del tutto invariato negli ultimi due decenni nonostante ci sia una maggiore tendenza alla repressione da parte delle forze di Polizia, nonostante gli aumenti di pena e le più ampie forme d’uso della custodia cautelare presenti nel dl Caivano e, infine, nonostante la crescita negli ultimi tre anni, in termini assoluti, dei numeri della carcerazione giovanile. È quasi incredibile che non vi sia stata un’esplosione quantitativa degli stranieri nell’esecuzione penale minorile, pur essendovi stata una compressione della disponibilità istituzionale all’accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, una tendenza normativa complessiva alla maggiore criminalizzazione dei loro comportamenti, un ritiro da parte del sistema del welfare territoriale. Ciò vuol dire che la stragrande parte dei ragazzi non italiani rispetta il patto di fiducia con i territori che li integrano.
Gli stranieri, dunque, nonostante un’accresciuta tendenza alla repressione, hanno sempre costituito una percentuale analoga rispetto al totale dei presenti negli IPM e rispetto ai minori stranieri liberi residenti nel Paese. Quali anni di riferimento paradigmatici vanno citati il 2012, alla vigilia della sentenza di condanna della Corte Europea dei diritti umani per le condizioni disumane di detenzione dovute al sovraffollamento nel caso Torreggiani, il 2017, qualche anno prima del Covid che ha prodotto una riduzione complessiva del numero dei delitti e delle presenze carcerarie, e il 2025, ultimo anno di rilevazione. Come si può notare le percentuali sono sempre più o meno le stesse dal 2012, nonostante le urla, gli schiamazzi, le campagne elettorali, il dl Caivano, la retorica della paura verso gli immigrati e le presunte baby gang straniere.
Le minori opportunita’ offerte ai ragazzi stranieri nel sistema della giustizia minorile
I ragazzi stranieri hanno minori opportunità nel sistema della giustizia minorile. Alcuni indicatori sono nitidi nel mostrare come vi sia una discriminazione degli stranieri nell’accesso a tutti quei servizi alternativi alla carcerazione nel caso in cui sia stata infranta la legge penale. Se si guarda al totale dei ragazzi presi in carico dai servizi sociali della giustizia nel corso del 2025, gli stranieri sono il 23,14% del totale, mentre salgono al 41,69% dei collocamenti nelle comunità, al 41,98% degli ingressi nei Centri di Prima Accoglienza fino al 46,03% degli ingressi negli IPM. Man mano che il sistema si dirige verso misure più repressive e contenitive aumenta la percentuale degli stranieri, nonostante, come visto prima, la gravità dei reati da loro commessa non è particolarmente significativa.
Il maggiore rigore verso i ragazzi stranieri
Nei confronti dei ragazzi stranieri c’è più rigore giudiziario. Percentualmente sono maggiormente sottoposti a provvedimenti di custodia cautelare in carcere rispetto agli italiani, forse in considerazione della loro maggiore vulnerabilità esterna. Raramente essi dispongono di una rete familiare e sociale che può aiutarli ad evitare la carcerazione e a ottenere misure non custodiali. I servizi sociali territoriali sono meno disponibili nei loro confronti. La legislazione sull’immigrazione che non facilita la regolarizzazione rende tutto molto complesso e inutilmente vessatorio. I ragazzi stranieri condannati in via definitiva costituiscono il 34,15% del totale dei ragazzi con condanna definitiva presenti in IPM al 31 dicembre 2025. Salgono sino al 51,44 % di tutti coloro che sono invece in attesa del primo giudizio. Ciò significa che nei loro confronti si usa e abusa della custodia cautelare. In sintesi nei confronti degli stranieri c’è un minor investimento in risposte extra-detentive e sociali. I ragazzi stranieri, molti dei quali minori non accompagnati, sono considerati scarti sociali verso i quali il sistema mostra il volto truce e un minor tasso di fiducia.
Contro la categoria socio-criminale indistinta degli stranieri
Gli stranieri sono trattati molto spesso come una categoria indistinta senza tenere conto delle differenze sociali e culturali esistenti tra ragazzi di nazionalità diversa. Le etnie e le nazionalità portano con sé anche storie di vita molto diverse. Anche ai fini della prevenzione socio-criminale e della sicurezza collettiva lo sguardo differenziato sarebbe necessario. Il trattamento individualizzato, di cui la legislazione penitenziaria parla con enfasi, richiederebbe una capacità di distinzione tra stranieri, sulla base delle diverse identità nazionali. Un bambino o adolescente subsahariano che è transitato dalle prigioni libiche non può essere considerato, per nessuna ragione (sociale, culturale, umana, di sicurezza) al mondo, sullo stesso piano di un ragazzino che arriva dai paesi dell’est europeo.
Consideriamo cinque nazionalità di ragazzi presenti negli IPM. Si parla di loro molto spesso nei media in termini di emergenza criminale al pari di guerre e disastri. Le nazionalità prese in esame sono: Tunisia, Egitto, Marocco, Romania e Bosnia. Le prime tre in quanto sono le nazionalità più rappresentate numericamente negli IPM e in tutti i servizi della giustizia penale minorile. Romania e Bosnia per la presenza di rom e sinti. Come si vede c’è un evidente calo tra gli ingressi di ragazzi e ragazze di tutte e cinque le nazionalità tra il 2024 e il 2025. Tutta la retorica razzista si scontra con i numeri sottoindicati. Numeri che mostrano come non ci sia un’emergenza di criminalità straniera minorile.
Non c’è stata in generale un’impennata di presenze di stranieri negli IPM tra il 2024 e il 2025. Al 31 dicembre 2025 essi erano complessivamente il 42,30% del totale, in linea con il passato. Questa è una fotografia fissa e non un flusso in movimento come quello degli ingressi.
A fine anno 2025 negli IPM si trovavano 74 tunisini, 54 marocchini, 46 egiziani.
La crescita delle presenze negli IPM era avvenuta prima, a partire dalla fine del 2022, a seguito dell’entrata in vigore del DL Caivano con tutte le sue misure restrittive. La presenza media giornaliera di detenuti stranieri negli IPM nel 2022 era pari a 184 e quella di italiani pari a 198. Nel 2025 divengono rispettivamente 276 e 312. Crescono i numeri assoluti di italiani e stranieri ma la percentuale della presenza media degli stranieri rispetto al totale cala dal 48,1% al 46,9%.
Delitto per delitto, nazione per nazione
Guardando alla tipologia di delitti ascritti agli stranieri entrati negli IPM (i dati sono in questo caso riferiti al 2024) si evidenzia una minore tendenza di rumeni e bosniaci (rom e sinti) nell’essere coinvolti in delitti contro la persona. In ogni caso, e ciò vale per tutte le nazionalità, la gran parte dei delitti ascritti a ragazzi che sono entrati negli IPM è comunque sempre contro il patrimonio. Come detto, ogni eccesso di allarme nei confronti delle ragazze o dei ragazzi stranieri è del tutto ingiustificato. I numeri assoluti e relativi lo evidenziano. L’attenzione posta nella tabella che segue ai delitti di resistenza e oltraggio, evidenzia come ci sia una percentuale di ragazzi stranieri che addirittura finisce in un carcere minorile per reati tipicamente riferibili al loro disagio psichico o alla loro insofferenza adolescenziale. Reati per i quali dovrebbero scattare ben diverse misure socio-sanitarie (e i numeri relativi alle comunità conducono a conclusioni non troppo diverse).
Infine, si può notare che tra il 2022 e il 2024 c’è stata una crescita di detenuti tunisini ed egiziani che hanno fatto ingresso negli IPM e una contemporanea diminuzione delle altre tre nazionalità. Si evidenzia anche come vi sia un numero non corrispondente tra numero degli ingressi e numero di delitti. Ciò significa che a ogni persona che entra in IPM sono attribuiti in media quasi due delitti. L’esperienza porta a riconoscere come molto spesso a un delitto contro il patrimonio si associa uno di resistenza, oltraggio o in violazione della legge sulle droghe. Storie di vita di strada trattate al pari di crimine organizzato.
Ingressi negli Ipm e delitti ascritti
| PAESI | Numero ingressi anni 2022-2024 | Numero delitti anni 2022-2024 |
| Marocco | 164 – 117 | 355 -192 |
| Tunisia | 102 – 204 | 166 – 346 |
| Egitto | 60 – 126 | 125 – 180 |
| Romania | 42 – 28 | 91 -66 |
| Bosnia-Erzegovina | 29 – 22 | 51 – 40 |
Conclusione
L’insieme di questi dati e di queste riflessioni dovrebbe indurre esponenti delle istituzioni, Parlamento, Governo, inquirenti, investigatori, addetti al welfare, giornalisti, analisti, studiosi ad affrontare la grande questione irrisolta della condizione giovanile straniera senza cedere a tentazioni securitarie approssimate, inutili (per la sicurezza collettiva) e ingiuste per i ragazzi e le loro famiglie. L’interesse superiore del minore, straniero o italiano, dovrebbe essere quello di essere trattato come un soggetto in evoluzione, aiutato e non solo considerato come fastidio da eliminare. Ne risulterebbe un vantaggio in termini di sicurezza collettiva, riduzione dei tassi di recidiva, risparmio economico, minori tasse per tutti.
