I minori stranieri non accompagnati: sempre meno risorse per accoglierli, sempre più numerosi nelle carceri

Francesca Stanizzi, Maria Vittoria Tatangelo

Gli ultimi anni hanno visto un forte aumento dei minori stranieri non accompagnati che hanno fatto ingresso negli Istituti Penali per Minorenni italiani. Sono loro che vengono generalmente indicati come i ragazzi più difficili da gestire all’interno della comunità carceraria, in quanto presenterebbero problemi di tipo comportamentale, legati alle dipendenze o alla gestione emotiva di un vissuto traumatico. Sono loro di cui spesso ci si vuole sbarazzare attraverso trasferimenti improvvisi tra Ipm, allontanamenti dal circuito minorile e immissioni in quello degli adulti, prese in carico farmacologiche eccessive.

Nella relazione del Ministero della Giustizia presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario si legge: “L’attuale condizione di tendenziale sovraffollamento del comparto detentivo minorile è dovuta anche al significativo numero dei detenuti stranieri, molti dei quali minori stranieri non accompagnati. Trattasi di ragazzi perlopiù provenienti dal nord-Africa, spesso poli-assuntori di sostanze stupefacenti e/o psico-farmaci, con gravi problematiche comportamentali, talora anche di natura post-traumatica, che, giunti in Italia, vengono presto fagocitati dal circuito illecito costituito dalla sequenza integrata dell’assunzione di sostanze stupefacenti, alcol e psicofarmaci, connessi reati di spaccio di droga e condotte criminose predatorie, con conseguente marginalità sociale ed assoggettamento a misure penali”.

Ma chi sono questi ragazzi? E a cosa dobbiamo questa loro sovra-rappresentazione nel sistema penale e penitenziario? Sicuramente non aiuta il progressivo taglio di risorse al sistema di accoglienza loro dedicato, che li costringe a una vita di strada nella quale inevitabilmente finiscono per incontrare il sistema della giustizia penale. Se si mettessero in campo serie politiche preventive e di sostegno piuttosto che pensare di risolvere problemi complessi come questo con i soli strumenti della repressione penale, certamente non saremmo a questo punto.

In quel che segue si cercherà di delineare un quadro della situazione dei MSNA in Italia e delle sempre più insufficienti risorse che si vanno destinando alla loro accoglienza.

Minori Stranieri non accompagnati in Italia

Negli ultimi cinque anni l’Italia ha registrato un incremento significativo del numero di minori stranieri non accompagnati (MSNA) presenti sul territorio nazionale, fenomeno che si inserisce stabilmente nel quadro delle migrazioni forzate verso l’Europa. Si tratta di bambini e adolescenti che giungono dopo percorsi migratori caratterizzati da violenze, sfruttamento, deprivazioni materiali e profonde fratture relazionali, spesso in assenza di qualunque sistema di protezione effettivo. 

A fronte di tale aumento, il sistema di accoglienza e tutela, come si esporrà meglio in seguito, ha visto una riduzione progressiva degli stanziamenti pubblici, con conseguenze dirette sulla capacità dello Stato di adempiere agli obblighi di protezione previsti dal diritto interno, europeo e internazionale. Questa contrazione delle risorse incide sugli snodi fondamentali della protezione che prevedono: identificazione tempestiva, presa in carico multidisciplinare, nomina di un tutore, tutela del diritto alla salute, continuità educativa e accompagnamento all’autonomia. La fragilità di tali presidi si traduce in una zona grigia di vulnerabilità, nella quale il minore rischia di diventare invisibile ai sistemi di tutela e, contemporaneamente, più esposto a dinamiche di sfruttamento, devianza e criminalizzazione. 

Il trauma subito da questi ragazzi può leggersi come un danno cumulativo1. In questo senso, l’esposizione continua e sostenuta a traumi lungo l’intero viaggio provoca un impatto più devastante rispetto agli eventi negativi considerati singolarmente. Infatti, le esperienze traumatiche nei paesi di origine caratterizzate da povertà e conflitti si sommano allo sfruttamento durante il transito e agli effetti delle politiche migratorie restrittive, producendo un impatto profondo anche sullo sviluppo psichico ed emotivo. 

In tale contesto, il diritto penale minorile è chiamato a una sfida complessa che è quella di comprendere come condotte penalmente rilevanti possano essere l’esito di percorsi di pura sopravvivenza. 

Per comprendere concretamente l’entità del fenomeno, è opportuno analizzare i dati disponibili. Stando a quanto risulta dalle rilevazioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i MSNA presenti sul territorio italiano al 31 dicembre 2025 erano 17.0112. Tra costoro, le ragazze erano appena l’11,4%. Nell’ambito di un report a realizzazione semestrale, il Ministero rileva come le presenze abbiano raggiunto un picco nel 2023, con 23.226 minori presenti al 31 dicembre, con un andamento che si è poi mostrato decrescente tra il 2024 e il 2025. Trattasi di dati ufficiali che, naturalmente, riflettono esclusivamente i minori intercettati dal sistema di monitoraggio ministeriale, da cui deriva come tali numeri rappresentino una stima al ribasso delle presenze reali. Occorre, infatti, considerare che esiste un numero sommerso di minori irregolarmente presenti sul territorio oppure in transito che, sfuggendo alle procedure di identificazione, non godono di alcuna forma di protezione, alimentando un bacino di invisibilità che precede di frequente l’ingresso nei circuiti della devianza. 

In generale, emerge come negli ultimi dieci anni, l’Italia abbia registrato fluttuazioni significative nella presenza di minori stranieri non accompagnati (MSNA). Dopo una progressiva crescita a partire dal 2014, quando i minori censiti erano 10.536, le presenze hanno raggiunto un primo picco nel 2017 con 18.303 MSNA. Successivamente, si è assistito a una diminuzione, culminata nel 2019 quando si è registrato il minimo degli ultimi dieci anni: 6.054 minori.

L’anno 2020, segnato dall’emergenza pandemica da COVID-19, ha inciso sui flussi migratori e sui percorsi di accoglienza, e negli anni successivi le presenze sono tornate a crescere, raggiungendo nel 2023 un nuovo picco, come sopra rilevato. Tuttavia, secondo i dati più recenti, i MSNA presenti in Italia alla fine del 2025 sono 17.011, evidenziando un nuovo calo delle presenze.

Spostando lo sguardo sulle nazionalità di provenienza e sull’età, al 31 dicembre 2025 la maggior parte dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia si colloca nella fascia di età adolescenziale: oltre l’85% è nella fascia di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Rispetto alla cittadinanza, sul totale dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, il 30% proviene dall’Egitto, cui seguono: il 17,2% dall’Ucraina, incremento e massiccia presenza legata al conflitto con la Russia, il 10% dal Bangladesh, il 6,5% dal Gambia, il 5,6% dalla Tunisia, il 5% dalla Guinea e il 3,3% dalla Costa D’Avorio. Tutte le altre nazionalità sono rappresentate sotto il 3%. Guardando sempre alle presenze per nazionalità, nell’ultimo anno si è registrato un incremento soltanto per i MSNA provenienti da Egitto e Bangladesh, mentre altri paesi hanno registrato una riduzione. Più nello specifico:

• Egitto: la presenza dei MSNA egiziani ha mostrato un andamento di forte crescita nel biennio 2021-2022, passando da 696 unità nel 2020 (pari al 9,8% del totale degli MSNA) a 2.221 nel 2021 (18,1%) e a 4.899 nel 2022 (24,4%). Dopo il picco del 2022, nel 2023 si registra una prima flessione, con una riduzione di oltre 200 minori, calo che prosegue anche nel 2024, quando le presenze diminuiscono di ulteriori 875 unità rispetto al 31 dicembre 2023. Nel 2025 il trend si inverte nuovamente: i dati evidenziano una ripresa già nel corso dell’anno e, al 31 dicembre 2025, il numero dei minori egiziani presenti cresce in modo significativo, raggiungendo quota 5.159, valore superiore a quello registrato nel precedente picco del 2022.

• Ucraina: la presenza rilevante dei minori non accompagnati ucraini in Italia inizia nel 2021 in seguito allo scoppio del conflitto tra l’Ucraina e la Russia e prosegue per tutto il 2022 arrivando ad oltre 5mila minori. Nel 2023 gli arrivi si fermano e inizia un lento ma continuo calo delle presenze che continua anche nel 2025; al 30 giugno 2025 si registra una riduzione di 283 minori rispetto alla fine del 2024, quando erano 3.502. Al 31 dicembre 2025 erano 2.936.

• Bangladesh: tra il 2019 e il 2021 le presenze dei MSNA bengalesi hanno registrato un incremento molto significativo, pari a quasi il 500%, passando da 482 unità al 31 dicembre 2019 a 2.843 al 31 dicembre 2021. Nel biennio successivo si è osservato un forte calo: nel 2023 i minori presenti risultavano 383, con una diminuzione di 2.460 unità rispetto al 2021. Negli anni successivi il trend si è nuovamente invertito, con un progressivo aumento delle presenze, che al 31 dicembre 2025 hanno raggiunto quota 1.703.

• Gambia: tra il 2019 e il 2021 le presenze dei minori non accompagnati gambiani sono rimaste sostanzialmente stabili, passando da 260 unità nel 2019 a 263 nel 2021. A partire dal 2023 si è registrato un forte incremento, con il raggiungimento del picco di 2.141 minori a dicembre 2023. Successivamente si osserva un’inversione di tendenza: dopo il valore massimo registrato al 31 dicembre 2024 (2.176 minori), nel 2025 le presenze risultano in calo, attestandosi a 1.114 unità al 31 dicembre, con una riduzione di 1.062 minori rispetto alla fine del 2024.

• Tunisia: nell’arco di cinque anni le presenze dei minori non accompagnati tunisini in Italia sono aumentate in modo significativo, passando da meno di 280 unità a dicembre 2019 a 2.438 nel 2023, valore che rappresenta il picco del periodo osservato. Dopo una fase prolungata di crescita, al 31 dicembre 2024 si registra una netta diminuzione, con un calo di 649 minori rispetto a dicembre 2023. La tendenza alla riduzione prosegue anche nel 2025, quando al 31 dicembre i minori presenti risultano pari a 932.

• Guinea: in cinque anni i MSNA guineani sono aumentati notevolmente, passando dalle 217 unità presenti a dicembre 2019 a quasi 2mila unità alla fine del 2023. Nel 2024 la fase di crescita si ferma e si registra una riduzione di 413 unità rispetto al 2023. Il calo continua anche nel 2025 con 872 minori, 640 in meno rispetto a fine 2024. 

• Costa d’Avorio: la presenza dei MSNA provenienti dalla Costa d’Avorio ha mostrato un andamento di crescita graduale fino al 2023, passando da 286 unità a fine 2019 a 1.261 a fine 2023, anno in cui si è registrato il valore massimo. Negli anni successivi si osserva un’inversione di tendenza: nel 2024 le presenze diminuiscono di 377 unità rispetto all’anno precedente, trend confermato anche al 31 dicembre 2025, quando i minori presenti risultano pari a 564.
Per ciò che concerne, infine, le modalità attraverso le quali i minori non accompagnati fanno ingresso nel territorio italiano, nel 2025 -sempre stando ai dati resi disponibili dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali3– si conferma come la principale modalità di ingresso di MSNA sul territorio avvenga via mare, in particolare gli ingressi associati ad eventi di sbarco nel 2025 sono pari al 56% del totale degli ingressi di minori non accompagnati censiti. Per ciò che concerne i ritrovamenti sul territorio (in cui il Ministero fa rientrare tanto gli scali aeroportuali e marittimi quanto i valichi terrestri) questi vanno a coprire la restante percentuale d’ingresso (44%).

Sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati

Di importanza cruciale rispetto alla tematica in oggetto è il c.d. sistema accoglienza dei migranti. In generale, tale sistema opera in due fasi distinte, definite di prima e di seconda accoglienza. Entrambe le fasi vengono gestite dagli Enti Locali. La prima fase è essenziale per intervenire nelle situazioni di emergenza e per prestare una forma di primo soccorso e identificazione4. La seconda fase opera attraverso un inserimento maggiormente strutturato che, a fronte di numerosi interventi normativi, avviene essenzialmente tramite il c.d. sistema accoglienza e integrazione (SAI). In questa seconda fase gli Enti Locali sono liberi di realizzare e promuovere autonomamente progetti di accoglienza5.

Il sistema di accoglienza si delinea diversamente se si guarda ai soli MSNA. Nello specifico la normativa di riferimento è oggi contenuta nell’art. 19 del D. Lgs. n. 142/2015, che distingue anche in tal caso tra strutture di prima e di seconda accoglienza. Le prime svolgono principalmente una funzione di identificazione e inserimento sul territorio e il minore vi può permanere temporaneamente (massimo per 45 giorni). Conclusa tale fase, secondo quanto definito dalla norma, si dovrebbe procedere all’inserimento all’interno di strutture di seconda accoglienza afferenti al sistema SAI che prevede specifiche progettualità destinate ai MSNA 6

Concentrandosi ora sulle modalità di finanziamento di tale complessa struttura di accoglienza, occorre partire dalla considerazione che le risorse vengono fatte confluire all’interno della dotazione riservata al Ministero dell’Interno. I capitoli di bilancio da cui si traggono i fondi per gestire l’accoglienza dei migranti sono i seguenti: somme da destinare all’accoglienza degli stranieri richiedenti il riconoscimento dello status di rifugiato nel territorio nazionale (capitolo 2311), spese per l’accoglienza in favore di stranieri (capitolo 2351), fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (capitolo 2352). Altresì, è prevista una specifica voce di bilancio (2353) destinata all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. 

La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ha previsto per il 2026 uno stanziamento di 115.548.130€, con identica previsione per il 2027 e il 2028, da destinare al fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati7

Analizzando l’andamento di tale fondo negli ultimi dieci anni, si rileva una tendenza fortemente decrescente. Se nel 2016 esso ammontava a 170.000.000 euro, nel 2026 -come visto- si è ridotto a 115.548.130 euro, con una diminuzione pari al 32,03%. La finalità di tale fondo è quella di sostentare il sistema di prima accoglienza dei MSNA, al fine di garantire un sistema efficiente così come delineato nella normativa di riferimento. Ora, l’onere dell’accoglienza dei minori soli (sia stranieri che non) grava sui singoli sindaci, i quali hanno facoltà di vagliare le modalità migliori per garantire un primo approccio che tenga conto delle esigenze del minore8. La gestione del fondo è peculiare poiché non viene direttamente messa a disposizione dei Comuni, bensì questi utilizzano risorse proprie che vengono successivamente rendicontate. A questo punto, si procede a chiedere il rimborso di quanto speso al Ministero che rifonderà le spese traendo le risorse dal fondo oggetto di analisi9.

Nonostante dal 1 gennaio 2023, il contributo destinato ai Comuni per ciascun MSNA sia stato leggermente aumentato, arrivando oggi a essere pari ad un massimo di €100 al giorno per l’accoglienza, le risorse restano gravemente insufficienti10. Di fatto gli Enti Locali si trovano a sopperire con fondi propri alle carenze del sistema accoglienza. Da qualche anno, dunque, hanno rafforzato le richieste di maggiori fondi al Governo11, ma ad oggi, non vi sono state risposte soddisfacenti. Al contrario, il 28 maggio 2025 il Governo ha rilasciato una circolare (la n. 23156)12 recante modifiche alla procedura di accesso ai contributi da parte degli Enti locali per il fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. La circolare introduce, retroattivamente, un sistema per cui l’erogazione diventa ancora più penalizzante per l’Ente Locale. Infatti essa interverrà su quattro tranche trimestrali fino ad esaurimento dei fondi disponibili. Tale scelta è stata giustificata con la necessità di rendere maggiormente equa la ripartizione delle risorse. Di fatto però ciò comporta che, nel momento in cui i fondi si esauriranno, le spese in eccesso andranno a gravare sul bilancio dei singoli Enti. Paolo Amenta, presidente di ANCI Sicilia, a fronte della circolare si è rivolto direttamente al Governo affermando, tra le altre cose: “Manifestiamo la forte preoccupazione dei Comuni siciliani in merito alle recenti decisioni che prevedono un drastico ridimensionamento dei fondi statali destinati all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Una misura che rischia di mettere in crisi i Comuni siciliani, già gravati da difficoltà finanziarie strutturali13”; ancora, Giancarlo Muzzarelli, attualmente consigliere regionale in Emilia-Romagna, scrive: “Tutto quello che fa il Governo nazionale è dare un rimborso agli enti locali scaricando completamente su di loro il problema, e non è facile assicurare dignità, inclusione, sicurezza. Ora con il Governo Meloni non solo non arrivano politiche di inclusione ma gli enti locali stanno lanciando l’allarme per un pesante taglio dei contributi: pochi giorni fa il Comune di Bologna ha comunicato che riceverà circa 2 milioni in meno tra 2024 e 2025, ed è una stima realistica che per l’intero territorio regionale si possa parlare di un taglio di circa 8 milioni di euro14”. La situazione si presenta come ancor più tragica se si pensa che, nel 2023 e nel 2024, i Comuni hanno ricevuto solamente una parziale reintegrazione delle spese già sostenute, con una carenza di 190 milioni che gravano sul bilancio degli Enti locali15.

La situazione di forte crisi conseguita alla circolare governativa ha portato il Governo stesso a dichiarare che farà in modo di coprire integralmente i costi sostenuti dai Comuni impegnandosi, contestualmente, a rafforzare il progetto SAI. Risulta difficile immaginare che ciò possa avvenire nell’immediato, considerando l’enorme bacino di spesa ancora da coprire e la scelta di continuare a ridurre la dotazione finanziaria destinata all’accoglienza. Sotto tale profilo, occorre introdurre un ulteriore elemento di analisi: guardando al bilancio consuntivo, il cui ultimo disponibile risale al 2024, il fondo destinato alla prima accoglienza dei MSNA è stato speso pressoché nella sua integralità, segno del fatto che vi era necessità di quella quantità di fondi. Ciò nonostante, le previsioni successive (dal 2025 al 2028) prevedono una riduzione di circa 50 milioni. Proprio per quanto delineato sino ad ora, non si può fare a meno di avanzare perplessità rispetto a tale scelta.

Fin qui, per quanto riguarda le risorse destinate alla prima accoglienza. Se passiamo adesso ad analizzare le modalità di finanziamento del sistema di seconda accoglienza c.d. SAI, vediamo che anche qui si è verificata una contrazione dei fondi allocati. A fronte di tale riduzione, vi è tuttavia stato un aumento dei posti disponibili per i MSNA, seppur non significativo, segno del fatto che per ciascun minore accolto si vogliono prevedere meno risorse e dunque meno progetti di sostegno e integrazione.

Al 31 dicembre 2025, i posti disponibili nel sistema SAI erano complessivamente 41.289, di cui 6.646 quelli messi a disposizione per i MSNA16 che – per quanto in lieve aumento – rimane tuttavia molto inferiore alle necessità date dalle presenze dei MSNA sul territorio nazionale che, a fine 2025, erano circa 17.000.

Il sistema SAI è finanziato attingendo risorse da tre voci di bilancio incluse tra i fondi destinati al Ministero dell’Interno: si tratta dei capitoli 2311, 2351 e 2352 già citati. Tali fondi sono destinati altresì alla copertura dei posti SAI da destinarsi ai minori stranieri non accompagnati17 e dei c.d. ex CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), ovvero strutture di accoglienza a carattere temporaneo da attivarsi in caso di indisponibilità di posti la cui gestione è in mano al Ministero dell’Interno e, a livello locale, alle Prefetture. La normativa di riferimento è contenuta nell’art. 11 del D. Lgs. n. 142/2015, il quale prevede che le Prefetture individuino le strutture da adibire con tale finalità -previo parere dell’Ente Locale nel cui territorio si trova la struttura- e che vengano dotate di quanto necessario per assicurare i servizi essenziali di accoglienza. Tale soluzione si adotta sia per gli adulti che per i MSNA, seppur in strutture che devono restare separate. 

Anche per questi fondi, come per quelli destinati alla prima accoglienza di cui abbiamo trattato sopra, si sono previste riduzioni per il prossimo triennio. Le conseguenze di quanto descritto sono molteplici. Anzitutto, la normativa in materia di accoglienza è stata oggetto di interventi e modifiche. Attualmente si prevede che, nei casi di estrema urgenza, si ricorra al sistema dei c.d. CAS, sopra citato. Tali strutture ricettive temporanee, oggi, in casi di estrema urgenza, possono accogliere un numero maggiore di minori, nella misura massima del 50% rispetto ai posti previsti. Inoltre, i recenti sviluppi in materia prevedono che, in caso di temporanea indisponibilità di posti nelle strutture ricettive per minori, coloro che hanno un’età non inferiore ai 16 anni possono essere accolti in un’apposita sezione all’interno dei centri per adulti18. Questi luoghi non presentano spazi adeguati, generando una condizione di perenne promiscuità tra adulti e minori, nonostante la normativa sancisca in maniera chiara che tale soluzione debba garantire la separazione dei minori dagli adulti. I tempi di permanenza presso i centri di prima accoglienza si allungano notevolmente rispetto ai tre mesi previsti dalla normativa, arrivando addirittura a presenze che si protraggono oltre l’anno19, giustificate dall’assenza di posti nei centri SAI. Anche qui emerge come questi siano del tutto insufficienti in rapporto alle presenze. Difatti, come detto poco sopra, su circa 17.000 minori presenti ufficialmente sul territorio nazionale – e molti di più nella realtà – i posti SAI disponibili sono poco più di 6.500. A causa di tale carenza di posti, il minore straniero finisce per ritrovarsi all’interno di strutture la cui finalità non è l’inclusione ma il contenimento di una situazione di emergenza. Altresì, ciò conduce verso uno slittamento funzionale: i centri di prima accoglienza — concepiti per garantire solo le risorse di base — si trovano a farsi carico di servizi che spetterebbero alla seconda accoglienza, come corsi di alfabetizzazione e interventi socio-educativi. A ciò si aggiunge la fragilità del contesto operativo: la presenza di professionisti che possano garantire percorsi individualizzati e che aprano nuove prospettive per il minore risulta essenziale per rendere il sistema completamente efficace. Tuttavia gli operatori sono pochi, è presente un elevato turnover e, in aggiunta, enormi sono gli ostacoli burocratici che si presentano loro: difficoltà nella regolarizzazione causata dalla rigida normativa migratoria, ritardi nell’apertura della tutela, cui consegue che il minore si trova di fatto privo di un rappresentante legale sul territorio. Grave, altresì, la carenza di mediatori culturali, il cui ruolo è fondamentale nella strutturazione di un percorso di inclusione. Costoro, infatti, garantiscono un ponte tra la cultura di provenienza e la cultura del paese in cui si dovrebbe procedere ad un inserimento sul territorio, ma tale ruolo non è abbastanza valorizzato, neanche sotto un profilo retributivo20.

Ne derivano ulteriori ricadute concrete: i percorsi scolastici sono inadeguati, limitati a corsi di alfabetizzazione, nonostante una strutturazione maggiore avvicinerebbe i minori stranieri agli italiani; difficoltà di stampo burocratico; scarse opportunità di tipo lavorativo regolare, che conducono verso il massiccio ricorso al lavoro nero; ancora, pressoché assente l’accesso a un sistema di salute mentale adeguato che avvii il minore verso un percorso che consenta di affrontare i molteplici traumi che spesso reca con sé. 

Il report semestrale realizzato dal Ministero dell’Interno pone in evidenza anche un altro dato di notevole interesse, vale a dire quello dei minori che abbandonano volontariamente il sistema di accoglienza. Nel primo semestre del 2025, coloro che si sono allontanati sono stati 6.090. Tra questi, l’86% erano minori che avevano fatto ingresso nel corso dello stesso anno. Il numero elevato di allontanamenti volontari costituisce un segnale particolarmente allarmante della fragilità del sistema di accoglienza. Il fatto che la maggior parte dei minori che si allontanano sia giunta nello stesso anno evidenzia l’incapacità di offrire risposte rapide, percorsi chiari e prospettive concrete sin dalle prime fasi dell’accoglienza. L’allontanamento non è soltanto una scelta individuale, ma il sintomo di carenze strutturali: permanenze prolungate in strutture emergenziali, insufficienza di posti nel sistema di seconda accoglienza, ritardi burocratici e scarse opportunità di integrazione. Ne deriva un duplice rischio: da un lato l’esposizione dei minori a sfruttamento e marginalità, dall’altro la perdita di efficacia della funzione protettiva che il sistema dovrebbe garantire. 

I minori stranieri e il carcere

La riduzione dei fondi per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, che abbiamo raccontato nei paragrafi precedenti, è andata temporalmente di pari passo con un aumento degli ingressi di minori stranieri non accompagnati nel sistema penale e in particolare nelle carceri minorili. Seppur non siano disponibili dati ufficiali su quanti tra i giovani stranieri presenti negli IPM siano (o siano stati) minori non accompagnati, lo possiamo evincere con una buona approssimazione dalle nazionalità presenti. Durante le visite di Antigone agli istituti abbiamo infatti potuto verificare come la quasi totalità in particolare dei ragazzi provenienti dal Nord Africa sia costituita da minori stranieri non accompagnati21 (in linea con quanto avviene sul territorio nazionale, dove si registra una grande incidenza di giovani nordafricani tra i MSNA).

La componente dei ragazzi nordafricani nelle carceri minorili è cresciuta enormemente negli ultimi anni. Se nel 2024 la percentuale di ingressi in IPM da parte di ragazzi provenienti da Tunisia, Egitto e Marocco era pari al 33,6% del totale degli ingressi di giovani stranieri, nel 2024 tale percentuale sale al 70,5%. Si riducono invece della metà gli ingressi di giovani provenienti da altri paesi europei22

Il dato che emerge con maggiore criticità riguarda lo scollamento tra l’andamento degli arrivi e quello delle detenzioni. Nonostante la percentuale dei giovani stranieri ristretti rimanga molto elevata – oscillando tra il 40% e il 50% nel biennio 2024 e il 2025 – i dati relativi alle presenze complessive di MSNA sul territorio nazionale hanno mostrato, nel medesimo periodo, un trend opposto. Infatti, i minori non accompagnati censiti sono passati dalle 18.625 persone nel 2024 alle 17.011 nel 2025. Tale discrasia suggerisce che la diminuzione degli arrivi o delle presenze stabili sul territorio non si rifletta automaticamente in una riduzione del ricorso alla misura detentiva per i MSNA.

Cercando di trarre delle conclusioni dai dati finora analizzati, emerge come le presenze di minori stranieri non accompagnati mostrino un andamento altalenante, con una certa stabilizzazione degli ultimi due anni e una rilevante incidenza di ragazzi provenienti dal Nord-Africa. La persistente alta incidenza di MSNA negli IPM e, in generale, nel sistema penale, solleva interrogativi sull’efficacia dei sistemi di accoglienza e sulle misure alternative alla detenzione, che sembrano faticare a intercettare questa specifica categoria di vulnerabilità prima che essa entri nel circuito penale.

Le carenze del sistema accoglienza inevitabilmente finiscono per incidere sulle scelte di questi ragazzi. Si tratta di persone spesso fragili e vulnerabili che provengono da contesti di povertà estrema e che sono alla ricerca di mezzi adeguati per contribuire al sostentamento delle famiglie di origine. La possibilità di accesso a percorsi economici o di studio adeguati è spesso ostacolata da una politica migratoria criminalizzante, da enormi difficoltà nell’accesso alla regolarizzazione, dalla tendenza a prediligere il respingimento verso i paesi di origine, senza un pensiero strutturato che capovolga la prospettiva per offrire opportunità di integrazione reali. Antonella Angela Colombo, responsabile dell’Unità Politiche per l’Inclusione e l’Immigrazione dell’Area Diritti e Inclusione della Direzione Welfare e Salute del Comune di Milano, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “la prima accoglienza è il nodo grosso perché poi è chiaro che se il minore straniero non accompagnato non trova subito una risposta in accoglienza, se resta in giro per l’Italia per cercare delle soluzioni, è molto più facilmente preda di reti che comunque lo accompagnano già dall’inizio, riesce ancora meno ad affrancarsi da situazioni di rischio, da circuiti di sfruttamento, anche lavorativo, e quindi vuol dire che poi anche quando gli viene data accoglienza e sta facendo questa vita da settimane, da mesi, è molto più difficile per lui inserirsi dentro un percorso (…)23.

La politica tende a rispondere a fenomeni complessi con soluzioni che potremmo definire semplici: si sacrifica la complessità in nome di una presunta emergenza securitaria, non confortata dai dati. Se non si interviene a monte, garantendo percorsi strutturati e adeguati alle esigenze del singolo, non si riuscirà a superare la condizione di marginalità in cui vivono i MSNA, rafforzata dalle disparità di partenza. Senza interventi strutturati, il rischio è quello di istituzionalizzare l’esclusione anziché favorire l’integrazione di questi ragazzi.


1 Si veda Traversing Danger: Cumulative Risks and Psychological Harm for Children in Migration di Save the Children https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/traversing-danger

2 https://analytics.lavoro.gov.it/

3 https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/rapporto-di-approfondimento-semestrale-sulla-presenza-dei-msna-31122025

4 A tali servizi accedono essenzialmente i richiedenti protezione internazionale. La finalità è quella di offrire prime forme di accoglienza che includono: assistenza sanitaria, sociale e psicologica, mediazione linguistico-culturale, somministrazione di corsi di lingua italiana e servizi di orientamento legale e al territorio.

5 A supporto dei soggetti che sono impegnati a vario titolo nell’accoglienza dei MSNA, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali realizza periodicamente un vademecum operativo. Il più recente risale a ottobre 2025 e si può trovare qui: https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/4477/Vademecum-Presa-in-Carico-e-Accoglienza-dei-Minori-Stranieri-Non-Accompagnati

6 L’intero sistema di accoglienza è stato -ed è tuttora- oggetto di frequenti e continue modifiche. Si citano qui le fonti principali cui fare riferimento per approfondire: Decreto legislativo n. 142/2015 (c.d. decreto accoglienza), emanato in attuazione della direttiva 2013/33/UE recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale; Decreto legge n. 13/2017; Legge n. 47/2017 (c.d. Legge Zampa); Decreto legge n. 113/2018 (c.d. decreto immigrazione e accoglienza); Decreto legge n. 20/2023 (c.d. decreto Cutro); Decreto legge n. 133/2023 (contenente modifiche circa l’accoglienza dei Msna). 

7 https://www.rgs.mef.gov.it/

Per completezza occorre rilevare che, a livello europeo, il regolamento (UE) 2021/1147 ha previsto l’istituzione di un fondo Asilo, Migrazione e Integrazione valido per il periodo compreso tra il 1 gennaio 2021 e il 31 dicembre 2027, tra i cui obiettivi si configura proprio la necessità di favorire i diritti dei minori migranti anche tramite un rafforzamento del sistema di accoglienza. L’Italia, in risposta, ha elaborato il Programma Nazionale (PN) FAMI per definire obiettivi e modalità operative relative al sistema accoglienza in proporzione ai fondi messi a disposizione dall’UE attraverso il citato regolamento. L’autorità responsabile è il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno. La dotazione finanziaria prevista per l’Italia per il periodo considerato è pari a 512.623.353€, cui si aggiunge un cofinanziamento reso disponibile dal Ministero dell’Economia e delle finanze, con una dotazione finanziaria pari quindi nel complesso a 1.025.246.706,01€.

 8 https://www.fondiwelfare.it/fondo-minori-stranieri-non-accompagnati/

9 Per completezza, si precisa che su tale fondo gravano in parte anche i costi relativi al rimborso dei tutori volontari, ai sensi dell’art. 1, comma 882, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

10 https://www.vita.it/tagli-al-fondo-minori-stranieri-non-accompagnati-le-proteste-dei-sindaci/

11 Tale analisi emerge, altresì, dal Report Nascosti in piena vista realizzato da Save the Children: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/nascosti-piena-vista-2024.pdf

12 https://drive.google.com/file/d/1ms2SQfhy07HFLXZEcRsYM1BkGXdq1m9B/view?usp=drive_link

 13 https://www.vita.it/tagli-al-fondo-minori-stranieri-non-accompagnati-le-proteste-dei-sindaci/

14 https://www.facebook.com/GCMuzzarelli/posts/il-tema-dei-msna-i-minori-stranieri-non-accompagnati-%C3%A8-particolarmente-delicato-/1292350195590690/

15 https://www.savethechildren.it/blog-notizie/risorse-insufficienti-laccoglienza-dei-minori-non-accompagnati

16 https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai/

17 Anche qui, parte delle risorse è integrata dal c.d. fondo FAMI. Si rimanda alla nota 6.

18 Si veda il Rapporto “Ascolto e partecipazione dei minori stranieri non accompagnati come metodologia di intervento. Risultanze delle visite dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza nei luoghi di primo arrivo e nelle strutture di prima accoglienza in cui sono presenti minori stranieri non accompagnati (2023- 2024)”.

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20 Un’analisi compiuta e strutturata sulle carenze del sistema operativo dell’accoglienza si trova nel Report di Save The Children citato nella nota 10: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/nascosti-piena-vista-2024.pdf

21 Tale deduzione viene ulteriormente confermata nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario, pag. 702 ss. https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/anno_giudiziario2026_relazione_amministrazione2025.pdf 

22 Dati del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/Analisi_Servizi_minorili_31.12.2025_prov_G.pdf

23 https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/nascosti-piena-vista-2024.pdf